Supereremo le correnti gravitazionali…

gravitazionale

Così canta Battiato nel tentativo di fermare il tempo che avanza. La stessa idea era destinato a “cavalcare” da adulto un bambino francese del XVIII secolo di umili origine contadine.

E’ d’obbligo, però, fare una premessa. La storia della scienza, come quella dell’alpinismo, è ricca di vette conquistate; in entrambi i casi la storia non sempre ha riconosciuto i giusti meriti. Il monte Everest prende ad esempio il nome dal cartografo e topografo generale dell’India George Everest sotto la cui direzione nella seconda metà del XIX secolo si ottenne la prima misurazione precisa ma indiretta dell’altezza della vetta più alta del mondo; non prende invece (come potremmo aspettarci) il nome di chi a metà del ‘900, posizionando il primo campo base a rischio della propria vita, pose le fondamenta per la conquista vera della vetta. Così la storia spesso dimentica i costruttori dei campi base.

Per capire quale sottile file possa unire Battiato a quel bambino dobbiamo aprire una porta di un libro che ci porterà ad incontrare un vero e proprio “campo base” della scienza.

Un’ultima premessa prima di iniziare il viaggio: è doveroso infatti ricordare che nel 2016, l’11 Febbraio per esattezza, giornali, mass media in generale e social network, si concentrarono sulla conquista di una vetta: la dimostrazione e la misurazione dell’esistenza delle onde gravitazionali. Un traguardo importantissimo per la fisica e l’astronomia, un sogno iniziato (apparentemente) con la relatività di Einstein e passato per la scienza dei Buchi Neri di Hawking.

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Per gentile concessione INFN – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare

Nell’euforia generale pochi tra i non addetti ai lavori hanno ricordato che, se vogliamo trovare il vero inizio di questo successo dell’astrofisica, dobbiamo scavare più a fondo, nel tempo e nella storia. Allora dimentichiamo la vetta del 2016, immergiamoci nel tempo alla scoperta del “campo base” delle onde gravitazionali. Dimentichiamo i moderni tempi di Hawking… Lasciamoci alle spalle anche i primi anni del ‘900 carichi delle loro speranze e con loro lasciamoci alle spalle anche la figura di Einstein. Viaggiamo oltre un secolo prima, a cavallo tra ‘700 ed inizio ‘800.

Campagna Francese – anno 1749

Riapriamo gli occhi nel 1749 giusto in tempo per assistere, in un villaggio francese in Normandia, alla nascita di un bambino in una modesta famiglia di contadini. Il piccolo dimostra presto di possedere un’intelligenza non comune tanto che, grazie al finanziamento di un ricco proprietario terriero, viene mandato a studiare. Negli anni successivi il giovane conosce il matematico d’Alembert che rimane affascinato dai suoi ragionamenti e lo spinge a cercare fortuna a Parigi.

Parigi – Dicembre 1804

Viaggiamo ancora nel tempo… in una fredda mattinata di dicembre (2 dicembre 1804). Alcune carrozze attraversano Place de La Concorde, all’interno uomini illustri di Francia, nei loro mantelli riccamente decorati. Ad aspettare questi uomini è un altro piccolo (di statura) ma grande uomo, il “neonato” imperatore di Francia Napoleone Bonaparte. Le carrozze si dirigono verso Notre-Dame. In una di queste carrozze, infreddolito per la gelida aria decembrina, siede il “nostro” uomo. Al suo fianco alcune valigie contenenti manoscritti, appunti, libri, i lavori scientifici che già gli hanno valso il soprannome di “Newton di Francia” e il titolo di Marchese. Il nostro uomo si dirige a Notre-Dame, in qualità di senatore del Primo Impero Francese, si reca ad assistere in prima fila all’incoronazione dell’Imperatore Napoleone I. Nove anni prima, nel 1795, ha pubblicato il trattato “Mecanique Celeste”, pilastro dell’astrofisica moderna. E come potremmo non meravigliarci scoprendo tra i capitoli il seguente pensiero:

 “… una stella di grandi dimensioni potrebbe collassare schiacciata dalla sua stessa forza gravitazionale … la sua massa potrebbe divenire una singolarità con forze gravitazionali inimmaginabili… La stessa luce potrebbe riuscire a non sfuggirle… Sarebbe semplicemente… Nera!…”

Quell’uomo era il marchese Pierre Simon Laplace, il bambino di umili origini incontrato all’inizio di questa storia. Laplace vide con la forza del pensiero e descrisse, nel 1795, la creazione di un buco nero e le immani forze gravitazionali da esso create, forze che quel giorno del 2016 un gruppo di scienziati, aveva annunciato al mondo di aver osservato… Aveva ragione, aveva visto giusto al lume delle candele, aveva anticipato Einstein e Hawking.

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Laplace e la sesta e definitiva edizione del suo “Exposition du Systeme du Monde”

Laplace lavorò negli anni successivi sino alla sua morte all’opera definitiva che avrebbe dato una risposta circa la meccanica del sistema solare: “L’Exposition du systeme du monde”. Ed è questa l’opera che ci ha fornito la “porta” per questo viaggio.

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Commento di Fourier al lavoro di Laplace

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Alcune misure “orbitali”

Nel 1835 il suo editore di fiducia, il parigino Bachelier, mette sotto i torchi la sesta edizione di questo trattato, postuma (Laplace morì nel 1827) ma la più completa, la più storicamente importante. Nell’anno in cui un ancora giovane Darwin scendeva dalla passerella dell’HMS Beagle sulla prima isola delle Galapagos, l’opera di Laplace diviene quel “campo base” dell’astrofisica che stavamo cercando.

Viaggiamo nel tempo ora e torniamo quasi al presente. Luogo una città del centro Italia, una mattinata fresca di febbraio, anno 2016. Inizia la caccia. Dopo aver “spulciato” centinaia di schede via web, ho individuato l’obiettivo. Mi ritrovo così in una piccola libreria antiquaria, non una di quelle con vetrine sfavillanti simili a gioiellerie, bensì una di quelle con gli scaffali di vecchio legno consumato dall’aria “sincera” e genuina. Una di quelle con i cataloghi ancora scritti a mano, una di quelle in cui aiuti il libraio a cercare perché nemmeno lui ricorda dove si trova il libro che cerchi. Un’ora passa, parliamo di libri, storie, carte, parliamo di odori, di pelle, di tela, parliamo di passioni.

Ed infine eccola la preda… Laplace “Exposition du Systeme du Monde” 1835… E’ la sesta edizione, non la prima. Meno preziosa? No di certo se ci appassiona l’astrofisica, perché questa, la sesta, è il “campo base” che cercavamo. Una pietra miliare, il sogno di una forza ancora inimmaginabile nel 1800, l’inizio del viaggio tra buchi neri e onde gravitazionali che troverà una conferma solo nel 2016.

Chiudiamo la “porta” e speriamo, insieme al Marchese Laplace ed a Battiato che il superare le correnti gravitazionali ci consenta di illudere il tempo che scorre inesorabile.

 

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