La Madrina di Guerra – storia (vera) di guerra, amore e libri

Book,_reading,_soldier,_First_World_War,_sword,_uniform,_men_Fortepan_9876

Una “porta” verso la libertà – la lettura di un libro durante una tregua

I libri aprono porte, raccontano vite, vivono vite, a volte contribuiscono addirittura a salvare vite. Questa è una di quelle storie. Una storia vera. Il recente Raduno del Primo Raggruppamento Alpini a Vercelli (la mia città) ha riportato indietro molti, con la memoria, ai tempi della II Guerra Mondiale. Indietro ad un tempo di amori, battaglie, povertà e coraggio. La guerra da sempre ha portato con sé il meglio ed il peggio degli uomini. E tra il meglio c’era la solidarietà e l’aiuto reciproco. Quella che segue è una storia di guerra, d’amore (forse) e di libri. Una storia vera, raccolta e raccontata da chi l’ha vissuta.

La Madrina di Guerra

Una premessa è d’obbligo. Bisogna infatti sapere che durante la Prima Guerra Mondiale, in Francia, i comandi militari avevano notato che i soldati che non ricevevano lettere dai familiari cadevano in un profondo stato di depressione. Si pensò quindi di predisporre elenchi di militari che si trovavano in quelle condizioni e di invitare la popolazione, soprattutto femminile, a sostenere il morale delle truppe inviando loro lettere di conforto.
Nacquero così le madrine di guerra.

L’iniziativa ebbe grande successo e si diffuse anche in Italia, tanto che alla fine della guerra si calcolò che nei tre anni e mezzo della sua durata siano circolate nel paese quattro miliardi di lettere e cartoline indirizzate a militari.
Da questi scambi epistolari nacquero molte amicizie più o meno durature, rapporti sentimentali più profondi e anche non pochi matrimoni.
Durante la Seconda guerra mondiale il fenomeno si ripeté. Lettere e pacchi potevano essere inviati alle truppe al fronte, ma anche ai militari fatti prigionieri.
Il racconto che segue è la trascrizione fedele di quanto veramente accaduto ad una madrina di guerra (La chiameremo Maria ma il nome è l’unica invenzione che ci permettiamo in questa storia), così come da lei narrato a chi l’ha conosciuta.
Ma i libri, in tutto questo, che cosa c’entrano? Leggete e capirete.

Il racconto

<< Correva l’anno 1943… Ma perché poi si dice correva, è vero a volte il tempo corre, ma non sempre è così. In quegli anni particolari, per esempio, il tempo non correva di certo e, anzi, quel futuro che avrebbe dovuto riportare la pace sembrava non arrivare mai.
Si era comunque nel 1943. Il peso della guerra e di tutto ciò che comportava diventava un fardello sempre più pesante, non solo per gli uomini che al fronte rischiavano la vita tutti i giorni, ma anche per chi era rimasto a casa, i vecchi, i bambini, le donne alle prese con l’angoscia di non sapere se avrebbero mai più rivisto i loro cari, con il pericolo dei bombardamenti, con le ristrettezze quotidiane, con la paura del futuro.
Nei momenti di pericolo, quando la tragedia incombe, si sa, l’uomo riscopre la solidarietà e così fu anche allora.

Soldati_tedeschi_e_prigionieri_italiani

Soldati Italiani prigionieri

Presso la Croce Rossa Italiana si potevano trovare delle liste di soldati che erano stati fatti prigionieri e si trovavano nei campi di concentramento. Chi voleva poteva adottare uno di questi militari, poteva scrivergli e fargli avere dei pacchi con qualche oggetto utile: dei calzettoni di lana, delle sigarette…. Molti lo fecero, sperando in tal modo di alleviare di un poco le sofferenze dei poveretti.
Tra i molti ci fu anche Maria. Adottò un ragazzo di poco più di vent’anni, che prima della guerra faceva il contadino, pensando che forse la sua famiglia era povera e non aveva la possibilità di mandargli qualcosa. Erano tempi duri per tutti, ma per qualcuno lo erano di più e molti conobbero anche la fame.
Maria dunque preparò il suo bel pacco con qualche indumento di lana e qualcosa da mangiare. Ci mise anche una lettera con parole di conforto. Scrisse che lei era una maestra e chiese al ragazzo se era in grado di leggere e di scrivere da solo (a quell’epoca l’analfabetismo era ancora abbastanza diffuso, soprattutto in certe zone rurali), se aveva voglia di risponderle, di raccontargli di sé, tanto per distrarsi un po’ e per passare il tempo. E, nel caso sapesse leggere, gli avrebbe fatto piacere ricevere qualche libro?
Il ragazzo rispose: sì sapeva leggere e scrivere, non proprio bene, ma si arrangiava. Anzi voleva imparare meglio, poteva lei, che era una maestra, aiutarlo correggendo i suoi errori? E poi sì, gli avrebbe fatto molto piacere ricevere un libro. Non ne aveva letti tanti, non aveva mai avuto molto tempo per la lettura preso com’era ad aiutare la famiglia nei lavori dei campi, ma ricordava con piacere quelli che aveva letto a scuola alle elementari.
Maria pensò molto a quali libri poteva mandargli, qualcosa di facile, di leggero, ma nello stesso tempo di interessante. Si era fatta l’idea che fosse un ragazzo intelligente, andava coltivato.
Scelse “Il giro del mondo in 80 giorni” e “Robinson Crusoe” Il primo, con il racconto di tante avventure esotiche, aveva lo scopo di distrarlo e divertirlo per quanto fosse possibile nel triste luogo dove si trovava. Il secondo doveva spronarlo a non scoraggiarsi e ad affrontare la sua difficile situazione con coraggio e speranza.
La corrispondenza tra Maria e il ragazzo continuò per qualche mese. Lei inviava i pacchi con quello che riusciva a raccogliere e non dimenticava mai di aggiungere una letterina con parole affettuose e il giovane rispondeva manifestando una grande riconoscenza.
Poi un giorno lui non rispose; lei gli inviò una lettera chiedendo cosa fosse successo, ma anche a questa lui non rispose.
Nel frattempo successero tante cose, l’8 settembre portò un periodo di grande incertezza.
Ogni tanto Maria pensava con tenerezza ed apprensione a quel ragazzo, così giovane, così vulnerabile. Chissà che fine aveva fatto.
Un giorno, quando finalmente la pace cominciava a muovere i suoi primi passi, giunse a Maria una lettera. Lei riconobbe subito la grafia un po’ stentata, un po’ infantile: era lui “il suo ragazzo”. Era vivo!
Era vivo e vegeto, dopo qualche vicissitudine era tornato alla fine al suo paese e cominciava a riorganizzare la sua vita. Le scriveva per ringraziarla per tutto quello che gli aveva mandato, ma soprattutto per i libri che aveva letto e riletto con avidità. In quella baracca squallida, con davanti un orizzonte limitato, i libri gli avevano spalancato una porta e lui aveva oltrepassato quella porta e si era trovato davanti un mondo che non conosceva, senza confini, tutto da scoprire. Ora che finalmente era libero voleva scoprirlo davvero quel mondo: voleva riprendere a studiare e, magari, fare qualche viaggio.
Maria leggeva con grande gioia quelle parole così piene di entusiasmo, tutto si era concluso per il meglio.
Giunta alla fine della lettera rimase di stucco, non credeva ai suoi occhi: lui le chiedeva di sposarlo!
Maria non aveva mai parlato di sé, gli aveva detto solo che era una maestra, ma non aveva mai accennato alla sua età, al fatto che fosse una donna sposata, con figli e nipoti.
Mai avrebbe immaginato che le sue parole affettuose, da mamma o da nonna, potessero essere fraintese!
Per fortuna lui non se la prese poi tanto, anzi, probabilmente si sentì sollevato da quello che pensava essere un suo debito di riconoscenza verso una persona che gli era stata tanto vicina e che forse era giovane come lui e come lui aveva sofferto per la guerra.
Le rispose che magari un giorno sarebbe andato comunque a trovarla e la ringraziò ancora tanto per quei libri che gli “avevano aperto gli occhi sul mondo”.
Non andò mai, ma per qualche anno inviò gli auguri a Natale e qualche cartolina.
Sull’ultima, dall’Australia, accanto alla firma del giovane ce n’era un’altra. Unabella grafia tondeggiante diceva: Maria!, con un grande punto esclamativo.
Maria sorrise, era andato in Australia, probabilmente emigrato in cerca della sua fortuna.
I libri avevano aperto una porta verso il mondo libero ed il “suo” ragazzo aveva avuto la forza e la volontà di attraversare quella porta verso una nuova vita.
Prese la cartolina e la infilò in uno dei tanti libri della sua biblioteca, così come aveva fatto con tutte le lettere e le cartoline ricevute. Un giorno i suoi nipoti, aprendo e sfogliando i suoi vecchi libri, si sarebbero divertiti a ricostruire un piccolo frammento della vita della loro nonna Maria.>>

Qui termina il racconto di Maria.
Libri che salvano dalla bruttura della guerra, libri che aprono porte verso la libertà e a volte, nel loro piccolo, salvano vite.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: