Libri in cammino: breve storia dei “Colporteur”

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In altre occasioni le nostre scorribande nel mondo e nella vita dei libri sono partire da note manoscritte o ex-libris.
Il cammino di oggi parte invece da un timbro.
Un timbro che, ritrovato impresso sulla prima carta bianca di una bibbia stampata a Lione nel 1705,  rimanda ad un antico mestiere legato ai libri: il “colporteur”.
“Colporteur” è una parola francese che vuol dire “portatore al collo” ma possiamo tradurla molto semplicemente come “venditore ambulante”.

E’ una storia che inizia più di due secoli fa.
Durante l’Ancien Régime (cioè il periodo antecedente la rivoluzione del 1789) caratterizzato in Francia dalla monarchia assoluta, il colporteur era un venditore che girava per il Paese per vendere la sua mercanzia riposta in un contenitore appeso al collo, una cassetta di legno o una cesta. Compiva lunghi percorsi a piedi per raggiungere le fiere e i mercati di campagna e dei piccoli centri urbani.La sua vita non era facile: doveva percorrere chilometri e chilometri, a piedi, portando un notevole peso al collo e affrontando ogni tipo di pericolo, come il maltempo o i briganti di strada.

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Un Colporteur

Inizialmente, nel XVI secolo, vendeva oggetti di merceria (fazzoletti, pettini), poi a questi si aggiunsero piccoli libretti stampati su carta di cattiva qualità, non rilegati e offerti a un modico prezzo. Questo commercio, che rappresentò un importante mezzo di diffusione del libro soprattutto nelle zone rurali, ebbe un grande successo e nel XVII secolo si intensificò notevolmente, interessando anche le città e la popolazione borghese.
In seguito il campionario della merce si ampliò, comprendendo anche Bibbie, libri sulla vita di Gesù e dei santi, calendari, lunari, almanacchi, testi di canzoni e piccoli manuali di medicina e di agricoltura.

Il colporteur godeva di una buona reputazione per la serietà del suo comportamento e l’affidabilità commerciale. Infatti, non deve essere confuso con la folta schiera dei ciarlatani, dei truffatori e dei mendicanti che ai quei tempi girava per le strade e frequentava fiere e mercati.
Ma non solo. Soprattutto nelle campagne e nei villaggi più sperduti, il passaggio del colporteur nei diversi momenti dell’anno era molto atteso dagli abitanti perché rappresentava spesso l’unica occasione per avere notizie su quanto avveniva in altre parti del Paese e per conoscere nuovi prodotti.

La Bibliotheque Blue

Nel 1602 Jacques Oudot, piccolo editore a Troyes, iniziò a stampare dei libretti su carta economica, con la copertina di carta blu, quella stessa che veniva usata per confezionare lo zucchero.

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Uno dei libretti “Blue” stampati a Troyes

Erano libri di piccolo formato, 14x7cm. o 21x15cm., e di basso costo. Oudot affidò la loro vendita ai colporteurs allo scopo di favorirne la diffusione in tutta la Francia. Questi libri ebbero un grande successo e furono stampati fino alla prima metà del XIXsec. Si ritiene che, in tutto questo tempo, siano stati stampati 1200 titoli circa in alcuni milioni di copie, un numero molto elevato se si pensa che, all’epoca, la maggior parte della gente era analfabeta. Ma in ogni comunità c’era qualcuno che sapeva leggere e probabilmente si organizzavano delle letture collettive, inoltre, dato il basso costo dei libretti, molti erano invogliati a comprarli e li usavano per famigliarizzare con la lettura. I testi, che trattavano gli argomenti più disparati, erano anonimi, ma si sa che alcuni erano scritti da letterati ed ecclesiastici che però non firmavano. La stampa di questi libretti della Biblioteca Blue continuò fino al XIX sec., quando i profondi mutamenti avvenuti nella società ne decretarono prima un lento declino e poi la fine.

Tornando alla figura del colporteur, è interessante notare che, secondo un censimento fatto nel 1611, in Francia ne esistevano 46, numero che salì rapidamente fino ad arrivare a 3500 circa verso la metà del 1800.
Vista la grande diffusione di questo sistema di vendita, già a partire dal XVIII sec., le autorità ritennero necessario regolamentarlo, anche per il timore che potesse diventare un veicolo di propaganda sovversiva.

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Un “patentino” da Colporteur

Si crearono quindi delle regole ben precise: il colporteur doveva saper leggere e scrivere, non doveva diffondere libri clandestini o contrari all’ordine costituito o alla religione o alla morale e doveva essere in possesso di una speciale patente. Una commissione apposita aveva il compito di controllare e approvare tutti i libri messi in vendita con l’apposizione su ogni copia di un particolare timbro.
Tuttavia nonostante il divieto, il colporteur fu, in diverse occasioni, propagatore di testi dissacratori e delegittimanti, quindi proibiti; ciò avvenne nel secolo dei Lumi, nel periodo della Rivoluzione francese e, in Italia durante il Risorgimento e le guerre d’Indipendenza.
Infatti questo sistema di vendita, nel frattempo, si era diffuso anche in Italia e in altri paesi d’ Europa.
In Italia, nel 1800, il colporteur diffondeva i programmi delle associazione patriottiche e poi, dopo l’Unità, nella seconda metà del secolo, contribuì alla diffusione della cultura evangelica.
Si erano create delle società bibliche protestanti, e persino una casa editrice, che avevano l’intenzione di far conoscere una cultura religiosa “diversa” rispetto a quella tradizionale cattolica. Queste organizzazioni affidarono i loro testi ai colporteurs cosiddetti “evangelici”, che erano quindi venditori e predicatori e giravano per tutta l’Italia.

La Rete dei Tesini

A Bassano del Grappa esisteva, fin dal 1600, la famiglia Remondini che era divenuta proprietaria di alcune cartiere e di una stamperia in cui inizialmente si producevano stampe di carattere religioso a cui si aggiunsero giochi, come quello dell’ Oca, e poi atlanti geografici e libri. La vendita era affidata a dei colporteurs, tutti reclutati nella Valle trentina del Tesino, i quali costituirono una fitta rete di vendita in tutta Italia e anche in Europa. Nel 1800 il numero dei colporteurs con permesso, che dipendevano dai Remondini, era di circa 550. In seguito alcuni di questi ambulanti si misero in proprio e diedero origine a vere e proprie librerie stabili, che mantennero sempre uno stretto legame con la casa editrice Remondini, contribuendo a diffonderne il catalogo.

Concludendo, si può con certezza affermare che il ruolo dei colporteurs, umili lavoratori che provenivano da famiglie povere e affrontavano una vita incerta e dura, fu di grandissima importanza in un mondo dove la cultura era appannaggio solo delle classi sociali più elevate, mentre il popolo versava in uno stato quasi totale di ignoranza e analfabetismo.

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Qualcuno ha paragonato la loro opera a quella della televisione, in particolare del telegiornale, dal momento che essi portavano, insieme ai libri, anche notizie ed informazioni di vario genere fino ai più sperduti e isolati villaggi di campagna, contribuendo in tal modo al progresso sociale e culturale di un ampio strato della popolazione.

 

 

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