Anna & Eva: Un libro e un violino “porte” sull’olocausto

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Il 27 gennaio in tutto il mondo si celebra la giornata della Shoah, il giorno della Memoria dell’Olocausto ebreo.

Il 27 gennaio 1945 le truppe russe entravano nel campo di concentramento di Auschwitz e liberavano i prigionieri sopravvissuti. Sono trascorsi più di settant’anni da quegli eventi, ma la memoria storica deve continuare ad essere viva perché chi non ha vissuto quei momenti, sappia. Ricordare e meditare: lo dobbiamo per onorare quei milioni di povere vittime innocenti, lo dobbiamo per dirci che mai più l’uomo deve tollerare un simile orrore. E lo facciamo a modo nostro… attraverso le “porte” dei libri.

Due libri – Due storie vere di giovani, guerra, morte e speranza

Durante i nostri viaggi nell’universo librario abbiamo finora incontrato molti libri rari, antichi, preziosi per le ricercate illustrazioni o per la veste tipografica e la rilegatura. Ci sono però libri che, celato dietro una veste modesta, posseggono un grande valore per il loro contenuto letterario, storico, sociale o umano.

Het Achterhuis

Uno di questi è sicuramente il “Het Achterhuis”. Un libro che è la nostra prima “porta” per onorare il giorno della memoria. Si tratta di un libro “povero” pubblicato nell’inverno del 1947 da un padre per onorare la promessa fatta ad una figlia. Tradotto dall’olandese, lingua nella quale fu scritto e pubblicato in prima edizione, il titolo in italiano suona come “Il Retrocasa”. Un libro destinato a smuovere coscienze, un libro che entra prepotentemente, a dispetto della fragilità della sua scrittrice, nel dibattito politico e culturale di un’Europa che tenta, con molte difficoltà, di lasciarsi alle spalle gli orrori della Seconda Guerra Mondiale.

img_0615Un libro che altro non è se non una raccolta di scritti di un diario, e così è noto oggi: Il Diario di Anna Frank. Chi non conosce Anna Frank? Chi non l’ha amata e non ha versato qualche lacrima leggendo le sue parole e conoscendo il crudele destino che l’aspettava? Anna Frank è diventata un’icona, simbolo dell’Olocausto, testimone “viva” a perenne ricordo di quanta crudeltà possa nascondersi nell’animo umano. E’ il padre di Anna, Otto Frank, unico sopravvissuto ad Auschwitz della famiglia, che, tornato in Olanda, curerà la stampa del diario. E’ la prima edizione (Contact – Giugno 1947) del libro che solo successivamente diventerà un bestseller mondiale con il nome di “Diario di Anna Frank”.
Anna scrisse il diario in due versioni. La prima, Versione A, fu il primo diario scritto da lei quando non pensava di farne una pubblicazione (verrà pubblicato per la prima volta solo nel 1986); la stessa Anna nell’ultimo anno di vita clandestina (a partire dalla primavera del 1944) scrisse la Versione B pensando già ad una futura pubblicazione e chiedendo al padre di occuparsene se lei non fosse stata in grado.
La copia in nostro possesso visibile nelle foto è dunque la prima edizione, quella che dagli storici è considerata la “Versione C” del diario per le modifiche operate dal padre che tolse alcune parti descrittive della famiglia che considerò troppo intime e non rilevanti. Il libro è arricchito da alcune foto originali dei luoghi della clandestinità e della pianta della casa e del retro-casa.

Eva Maria “Cicci” e il violino

Un secondo libro, anch’esso apparentemente modesto e di piccole dimensioni, ma altrettanto prezioso quanto il Diario di Anna Frank, proprio per lo stesso alto valore storico ed umano ci aprirà una seconda “porta” sul giorno della memoria: si tratta del “Il violino di Auschwitz” scritto da Anna Lavatelli, scrittrice specializzata in letteratura per i bambini e i ragazzi, edito da Interlinea nel febbraio 2018.

Racconta una storia molto simile, la vicenda vera di un’altra sfortunata ragazza ebrea. Il nome di Eva Maria Levy è sconosciuto ai più perché solo da pochissimo tempo si è venuti a conoscenza della sua storia, rimasta per quasi settant’anni celata in un violino. Ed è il violino che ci narra la sua vicenda. Come raccontare a degli adolescenti una storia tanto crudele? Come toccare i loro giovani cuori senza ferirli? L’autrice sperimenta e decide di far parlare, in prima persona, proprio lo strumento musicale che ha custodito la storia per decenni ponendo l’accento sulla musica e il suo potere consolatorio. Il violino è un Collin-Mézin, marchio francese prestigioso, venduto in un negozio di Torino negli anni 1930 e qui comincia il suo racconto.

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Eva Maria Levy – detta Cicci

E’ un signore molto distinto che lo acquista per regalarlo alla figlia adolescente, appassionata di musica. Il violino entra così a far parte di una agiata famiglia ebrea della buona società torinese e per qualche anno vive una vita serena e stimolante, oggetto amato e curato, protagonista di tanti pomeriggi e serate musicali. E’ Eva Maria Levy, detta Cicci, che lo suona con abilità per sé, per la sua famiglia e i tanti amici che frequentano la casa. Il violino è felice e spera in un futuro di grandi successi. Un giorno, però, qualcosa cambia: in casa non c’è più quell’atmosfera serena , non ci sono più gli amici che vengono ad ascoltare Cicci che suona pezzi di musica classica, ma anche, per divertimento, allegre canzonette. Cicci continua a suonare per sé, per il fratello Enzo e per la mamma e il papà, ma non suona più le canzonette, il suo pezzo preferito è il Cigno di Saint-Saens.

Che cosa è successo? Siamo negli anni ’40, l’Italia è entrata in guerra alleata con la Germania, le leggi razziali hanno emarginato gli ebrei che si trovano nell’impossibilità di svolgere la loro vita normale. La musica è uno dei pochi piaceri rimasti. L’8 settembre 1943 l’Italia chiede l’armistizio, la guerra sembra essere arrivata alla fine, in casa Levy si festeggia, forse tra poco tutto tornerà come prima. E invece no, perché i tedeschi da alleati diventano nemici e cominciano i rastrellamenti per arrestare gli ebrei.

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Immagine dell’edizione Interlinea

Bisogna scappare. Non entreremo nei dettagli successivi: non parleremo della fuga, del rifugio, di quale parte della famiglia si salvi dal rastrellamento, per nulla togliere al piacere della lettura del libro. Diciamo solo che la famiglia segue una sorte simile a quella della famiglia Frank e che Cicci riesce nel momento della cattura a portare con sé un solo oggetto cui non può rinunciare: il violino. Al dramma della famiglia ed alla sua solitudine Cicci risponde con il suono del suo violino che risuona nelle baracche del Campo di Concentramento.

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Enzo Levy

Il lettore scoprirà con meraviglia come Cicci riuscì a comunicare con il fratello e che ruolo avrà il violino nel custodire e tramandare la loro storia. Il Violino, e la sua storia, sono oggi la nostra “porta” sulla memoria di quegli anni. Cicci non tornerà per raccontare (morirà il 6  giugno 1944), il suo violino si, è ha molto da dire. Tornato a Torino nelle mani del fratello Enzo, il violino viene lasciato da un liutaio. L’artigiano rimane colpito dalla stella di Davide incisa sullo strumento e dalla storia che il ragazzo racconta, storia che scopre documentata da un biglietto di Enzo che trova ancora intatto all’interno del violino durante il restauro. Il tempo passa… Il ragazzo non torna più a riprendere lo strumento. La storia ci informa successivamente che nel 1958 morirà suicida.

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Il “misterioso” biglietto di Enzo custodito dal violino… un messaggio in codice “musicale”

Un giorno, nel 2014, un collezionista trova il violino e viene a conoscenza della sua storia. Lo acquista, ma sente che quel violino ha un’anima particolare, non può semplicemente starsene con altri strumenti in una vetrina. Ora il violino è conservato nel Museo della Fondazione Stradivari di Cremona da cui esce periodicamente per essere suonato in concerti in Italia e all’estero. E tra i suoi viaggi il più importante è stato ad Auschwitz per un concerto speciale, proprio lì nel lager diventato un Museo alla Memoria. E così si conclude il racconto del violino che, emozionato, varca ancora una volta il cancello del campo. La sua Cicci non c’è più, ma un’altra giovane e brava violinista suonerà il suo pezzo preferito, il Cigno di Saint-Saens.

 “Il violino di Auschwitz” è un libretto scritto per ragazzi, ma capace di emozionare e commuovere anche i lettori adulti più esigenti. Eva Maria Levy come Anna Frank: due destini molti simili e due piccoli libri dal grande valore storico e umano.

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