Tabula Peutingeriana: una porta spalancata sull’Impero Romano e la sua grandezza

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I nostri viaggi di “carta” partono, di frequente, da uno o più libri. Oggi, diversamente, sarà una mappa a mostrarci la via.

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Strade principali dell’Impero Romano in stile “Metrò” – Opera del cartografo russo S. Trubetskoy

Gli antichi romani, è risaputo, furono grandi conquistatori e, di conseguenza, furono  grandi costruttori di strade. Spinti dal loro spirito espansionistico costituirono una efficiente rete viaria che è giunta, quasi inalterata, fino a noi.

Per secoli, fino al Medioevo e anche oltre, le strade romane furono le principali e spesso uniche vie di comunicazione non solo in Italia, ma anche in Europa, nell’Africa Settentrionale e in Oriente, fin là dove gli eserciti romani erano arrivati.

Una mappa antica attraversa i secoli

album-akg214863_155295cdNel 1507 Konrad Celtes, poeta e umanista tedesco, bibliotecario dell’Imperatore Massimiliano I trovò (il luogo del ritrovamento è ignoto) una mappa antica, che raffigurava tutte le strade militari romane. Celtes donò la pergamena a Konrad Peutinger, umanista, studioso dell’ antichità, soprattutto romana, il quale possedeva una delle biblioteche più grandi d’Europa. La sua famiglia conservò il documento per 200 anni. Nel 1591 ad Anversa ne furono pubblicati due frammenti e nel 1598 fu pubblicata tutta. In seguito la mappa, conosciuta con il nome di Tabula Peutingeriana, dal nome del primo proprietario,  passò per diverse mani e infine fu acquistata dal principe Eugenio di Savoia che la donò a Carlo VI d’Austria. Da allora è conservata nella Biblioteca Nazionale di Vienna.

Le edizioni nella storia

Dal 1500 in poi la mappa fu pubblicata diverse volte: le stampe più accreditate sono quelle dell’editore tedesco Konrad Miller del 1888, del 1916 e del1962 , mentre la prima edizione italiana fu stampata a Jesi nel 1809.

Nel 2003 l’editore Olschki di Firenze riprende, in edizione di lusso, la mappa di Miller del 1888. Si tratta di una riproduzione anastatica, ingrandita e a colori, accompagnata da alcuni saggi che ripropongono gli studi effettuati sull’opera.

La Tabula

La Tabula Peutingeriana (quella ritrovata da Celtes) è un rotolo formato da 11 pergamene, lungo 6,75 metri e alto 34 centimetri, nel quale sono rappresentati circa 200.000 chilometri di strade militari Romane, dalla Spagna fino all’India. Si tratta della riproduzione effettuata in epoca medievale, probabilmente intorno al XII secolo, di un documento più antico che è andato perduto.

La data di esecuzione dell’originale perso è incerta, ma gli studi effettuati la fanno risalire all’epoca dell’Imperatore Augusto (I sec. a.C.), con successive aggiunte databili intorno al III-IV secolo d.C. e altre intorno al VIII-IX sec. d.C, fino a giungere alla copia medievale.

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La Tabula completa – 6,75metri

Nella copia medievale pervenuta a noi manca la parte iniziale, quella che raffigura le terre più occidentali, cioè gran parte della Penisola Iberica  e della Britannia, zone che sicuramente erano state disegnate in origine, ma che probabilmente erano andate perdute già prima della riproduzione medievale. Il rotolo doveva essere composto quindi da 12 pergamene e si pensa che la prima, più sottoposta al logorio del continuo arrotolare e srotolare, si sia consumata proprio a causa dell’uso protratto nel tempo.

La tabula non voleva essere una carta geografica fisica, ma solo una mappa stradale, con tutte le informazioni che possono servire ad un viaggiatore. Quindi sono rappresentate le città, i porti, i centri termali, i templi (sia quelli pagani che quelli cristiani), stazioni di posta per il cambio dei cavalli e persino le osterie ( Osteria “ad ficum”, “ad sandalum Herculis”…). Sono invece trascurati tutti quegli elementi geografici che non hanno un interesse diretto: montagne, mari, fiumi, foreste, deserti, ecc. i quali sono rappresentati solo schematicamente e solo quando è necessario il loro inserimento nel sistema viario (per esempio un fiume se attraversato da un ponte).

E’ proprio dallo studio di questi elementi indicativi che si è arrivati alla conclusione che la mappa sia stata disegnata in tempi diversi. Alla carta originale sicuramente di età romana del periodo augusteo, nel corso dei secoli, sono stati aggiunti man mano nuovi elementi. Un esempio è quello dei templi cristiani evidentemente aggiunti in un secondo tempo quando il cristianesimo cominciò a diffondersi, quindi intorno al III-IV sec. d.C.

Per la necessità di facilitarne la consultazione, e dovendo rappresentare tutto l’Impero nella sua lunghezza dalle colonne d’Ercole all’ India,  fu necessario comprimere il disegno in un’altezza limitata ( 34 cm, come abbiamo visto) e quindi la rete viaria fu raffigurata longitudinalmente su una linea orizzontale. Questo comporta una notevole deformazione delle terre rappresentate, cosa che però nulla toglie all’attendibilità della mappa che è perfettamente leggibile.

Un’altra caratteristica è che il disegno non è in scala, i segmenti non sono rappresentati con le giuste  proporzioni, ma le effettive distanze sono segnate con l’indicazione delle miglia. Inoltre ai territori più importanti viene dato più spazio, l’Italia è quello che ne occupa di più e Roma viene disegnata con particolare evidenza: racchiusa in un cerchio, una specie di sole, da cui partono a raggera ben 12 vie importanti. Roma caput viarum o, come dice il proverbio, tutte le strade portano a Roma, ma forse sarebbe meglio dire tutte le strade partono da Roma.

E’ del tutto evidente l’importanza  di questo documento: esso costituisce una fonte storica preziosissima di informazioni sull’ Impero Romano. Per questo motivo nel 2007 la Tabula Peutingeriana è stata inserita dall’UNESCO nel Registro della Memoria del Mondo.

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