Sbirciando dietro le quinte dei “Promessi Sposi”

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Incisione dall’introduzione della “quarantena”

Oggi parliamo dei “Promessi sposi” di Alessandro Manzoni. “I promessi sposi” è sicuramente il romanzo italiano più famoso di tutti i tempi.

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La nostra “porta” si apre in una mattinata di fine inverno trascorsa a pulire e arieggiare due libri. La stessa opera apparentemente ma, come spesso accade nel mondo del libro, dietro a edizioni differenti si celano storie e aneddoti.

I due libri aperti oggi sul leggio sono l’edizione dei “Promessi Sposi” del 1840, la famosa “quarantana” (qui in un esemplare un poi imbrunito e con qualche “fioritura”) ed un’edizione antecedente, stampata a Parigi ad opera dello stampatore Baudry (1830 – ristampa della famosa “ventisettana”). Due libri differenti nel formato, nel testo, nella legatura. Viaggiare attraverso le porte di questi due libri ci permette di poggiare lo sguardo non solo sul secolo XIX ma anche e soprattutto permette di “sbirciare” dietro le quinte della grande opera, e scoprirne alcuni dettagli meno noti ai più. Dettagli e curiosità che difficilmente trovano spazio nei testi scolastici sui quali generazioni di italiani hanno affrontato il periglioso studio di questo romanzo.

Che cosa si può scrivere infatti ancora su quest’opera e sul suo autore che non sia già stato detto? Qualcosa, forse, se spostiamo i riflettori su due personaggi che, ognuno a suo modo, hanno avuto una grande influenza sulla nascita e  sulla diffusione del romanzo.

L’influenza dei consigli di un amico

Il primo è Claude Fauriel, francese, storico, studioso di lettere, critico letterario e docente universitario. Nato nel 1772 , nel 1805 conobbe il Manzoni, che all’epoca viveva a Parigi presso la madre Giulia Beccaria, e lo frequentò fino al 1810 divenendone grande amico.

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Alessandro Manzoni & Claude Fauriel

Anche quando Alessandro tornò a Milano, i due rimasero in contatto e sappiamo che nel periodo fino al 1840 si scrissero 102 lettere. Questo epistolario è considerato molto importante, dagli studiosi del Manzoni e dei “Promessi Sposi” in particolare, per capire a fondo la genesi dell’opera. Rapporto tra poesia e prosa, difficoltà a trovare un linguaggio appropriato, realismo storico: questi, tra gli altri, gli argomenti che stavano a cuore al nostro scrittore e di cui discorreva con l’amico francese mentre maturava l’idea di un romanzo ambientato nella Lombardia del XVII secolo.

Siamo nel 1821, il Manzoni inizia a scrivere il suo “Fermo e Lucia”.  Fino ad allora il Manzoni aveva scritto opere poetiche, ma ora si rende conto che la poesia non può rappresentare la realtà storica così come egli intende fare.

Il 29 gennaio 1821 scrive all’amico Fauriel:

Vorrei proprio conoscere il vostro parereAlla poesia penso sia interdetto il racconto storicovero e proprio…”

E ancora, il 3 novembre dello stesso anno:

“Per indicarvi brevemente la mia idea principale sui romanzi storici….vi dirò che li concepisco come la rappresentazione di uno stato determinato della società per mezzo di fatti e di caratteri così simili alla realtà che li si possa ritenere una storia veritiera…” .

Continua poi parlando delle difficoltà che incontra con la lingua italiana:

“…questo triste fatto è, a mio avviso, la povertà della lingua italiana…”

che egli ritiene manchi di abbondanza e varietà di modi e di espressioni (rispetto, per esempio a quella francese che il Manzoni conosce molto bene ed ammira: le sue lettere sono scritte in francese). E manca soprattutto una lingua italiana che sia parlata e capita da tutti gli italiani.

Il 29 maggio 1822 scrive all’amico:

Sappiate dunque che sono immerso nel mio romanzo, il cuiargomento ècollocato inLombardia nell’epoca dal 1628 al 1631…”

e prosegue descrivendo l’opera e i suoi intenti.

Ma, alla fine, il “Fermo e Lucia” non sarà pubblicato perché non piace al Manzoni. Non è soddisfatto del risultato: ne parla con Fauriel, gli manda l’opera da leggere e gli chiede un parere. L’amico gli suggerisce, tra l’altro, di tagliare alcune parti che appesantiscono l’insieme. L’autore è d’accordo e i tagli che apporta sono sostanziali. Le storie personali di due personaggi, l’Innominato e la monaca di Monza,  vengono fortemente ridotte : nella prima stesura erano raccontate con molti dettagli ed erano talmente lunghe da costituire quasi dei romanzi a parte, con l’effetto di distogliere il lettore dalla vera storia. Inoltre elimina alcune digressioni su particolari argomenti, per esempio quella sui processi agli untori,  che verrà poi rielaborata in un romanzo autonomo che sarà pubblicato nel 1840, con il titolo “Storia della colonna infame”, insieme all’edizione definitiva del romanzo.

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Alcuni frontespizi dei “Promessi” di epoche differenti

Questa seconda versione, in cui Fermo diventa Renzo, viene pubblicata nel 1827 (e sarà perciò chiamata “ventisettana”) con il titolo “I promessi sposi. Storia milanese del XVII secolo scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni”.

Il problema della lingua

Ma ancora una volta il Manzoni non è soddisfatto della sua opera. Questa volta il problema è la lingua. Già aveva apportato delle modifiche nella seconda versione, ma non gli bastano. Lo scrittore vuole una lingua senza interferenze dialettali o francesismi, ma neppure rigidamente legata ai canoni suggeriti dalla Crusca. Insomma vuole una lingua “viva e vera”, che sia parlata e capita da tutti gli italiani e non solo dagli intellettuali. E’ così che, ravvisando un modello idoneo nella lingua toscana, si reca a Firenze  “per risciacquare i panni in Arno”, per usare la sua stessa espressione divenuta famosa. Nel 1840 (e sarà chiamata quindi quarantana) vedrà finalmente la luce la versione definitiva de “ I promessi sposi. Storia milanese del secolo XVII scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni” pubblicata a dispense a Milano da Guglielmini e Redaelli  con le illustrazioni di Francesco Gonin. Ed ecco che entra in scena il secondo personaggio della nostra storia.

L’importanza dell’immagine

Francesco Gonin, nato a Torino nel 1808, è unapprezzato pittore che ha lavorato principalmente in ambito piemontese. Ma soprattutto è conosciuto perché a lui si devono le belle illustrazioni dell’edizione definitiva dei “Promessi sposi”.

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Il Don Abbondio della “ventisettana”

Anche l’edizione del 1827 era illustrata, ma le illustrazioni non erano piaciute al Manzoni che addirittura era andato su tutte le furie perché il carattere  dei personaggi non era ben rappresentato nei disegni:  come dargli torto? Don Abbondio, per fare un esempio, era rappresentato giovane e magro!!

Per l’edizione del ‘40 lo scrittore sceglie in un primo momento il pittore e amico Francesco Hayez, il quale però chiede di essere lasciato libero nell’ esecuzione.  Il Manzoni allora si rivolge al Gonin, giovane e promettente pittore piemontese che gli è stato presentato da Massimo d’Azeglio.

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Francesco Gonin

Il Gonin accetta di buon grado di lavorare seguendo le direttive dello scrittore e i due vanno molto d’accordo. Manzoni vuole fare di questa edizione del suo romanzo qualcosa di speciale, anche per evitare edizioni pirata come era successo per la ventisettana che, avendo avuto molto successo, era stata replicata più volte abusivamente. Fa quindi venire dalla Francia un’equipe di incisori particolarmente esperti che ospita a casa sua e paga di tasca sua. I disegni del Gonin sono riportati su tavolette di legno di pero e incisi con una tecnica speciale che permette di creare delle xilografie molto nitide.

Il lavoro, in termini economici, costa parecchio al Manzoni,  il risultato, però, è eccezionale e lo scrittore questa volta è molto soddisfatto: parlando delle illustrazioni  dice che il Gonin è  “il miglior commentatore della sua opera”.

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Il Don Abbondio di Gonin

In effetti quelle illustrazioni rappresentano i vari personaggi e i loro caratteri in maniera così viva e rispondente alla descrizione fisica e psicologica che ne fa il Manzoni, che sono diventate delle vere e proprie icone.

Ora di chiudere i nostri libri e con essi la porta di oggi. Abbiamo avuto modo di comprendere che per uno scrittore come Manzoni l’opera non fosse terminata con la scrittura, al contrario la stampa, le incisioni, l’impaginazione erano dettagli scrupolosamente supervisionati. Ed in questo Manzoni non era solo, numerosi sono stati gli scrittori nella storia che, a tratti in modo quasi maniacale, seguirono le intere vicende editoriali delle loro opere. Ma questa è un’altra storia, un’altra porta che un giorno apriremo.

  1 comment for “Sbirciando dietro le quinte dei “Promessi Sposi”

  1. 16 agosto 2019 alle 18:33

    Bella quell’immagine del taglio del libro, con quelle onde colorate!
    E bellissime le illustrazioni di Gonin, non le avevo mai viste prima 😍

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