La misteriosa fine di un grande scrittore: disgrazia o complotto?

Piroscafo_Ercole

Il libro di oggi (e la sua “porta”) non è raro, non è antico, è “semplicemente” intrigante. Un libro che ci trasporta in un giallo storico, una morte misteriosa, un “prato in fondo al mare”.

Il nostro viaggio inizia il 4 marzo 1861 con la partenza dal porto di Palermo del piroscafo “Ercole” diretto a Napoli dove però non arriverà mai. Sparito nel nulla: del vapore e dei suoi passeggeri non fu ritrovata nessuna traccia, né si poté con certezza capire che cosa fosse successo. Solo ipotesi, più o meno realistiche: tempesta improvvisa, grave avaria, esplosione …sabotaggio. Sul vapore c’era Ippolito Nievo.

Ippolito Nievo

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Ippolito Nievo

Ippolito Nievo, nasce a Padova il 30 novembre 1831.Il padre è magistrato e la madre è di famiglia nobile. Studia e vive in un ambiente culturalmente stimolante: il nonno è amico del Pindemonte. Frequenta il Ginnasio e poi la Facoltà di Legge all’Università di Pavia e poi di Padova. Inizia a scrivere. Come tanti giovani colti dell’epoca, Ippolito è attirato dai programmi democratici di Mazzini, Cattaneo, Guerrazzi e con tutta probabilità partecipa a dimostrazioni e moti insurrezionali. Negli anni ’50 inizia a scrivere quello che sarà il suo capolavoro: “Le confessioni di un italiano” e intanto intensifica la sua attività di giornalista. Nel 1860, seguendo Garibaldi, partecipa alla Spedizione dei Mille. In Sicilia si mette in luce meritando il grado di colonnello e la nomina a Intendente con incarichi amministrativi. Come tale, al termine dell’impresa, gli viene affidato l’incarico di portare a Torino tutti i documenti amministrativi relativi alle spese sostenute dalla spedizione. Il 4 marzo 1861 il giovane colonnello si imbarca, con altri funzionari dell’amministrazione militare, sull’ Ercole e salpa da Palermo alla volta di Napoli, da dove proseguirà via terra per Torino. Ma, come si è visto, l’Ercole non arriverà mai a Napoli.

Durante la prima notte di navigazione sparisce nel Mediterraneo: del piroscafo, del suo carico umano e di merci non si saprà mai niente e non si troverà mai niente. Quello che colpisce è il fatto che il presunto naufragio viene inizialmente ignorato: non se ne parla, la notizia non viene diffusa, nessuna inchiesta viene aperta e nessuno si preoccupa di organizzare ricerche. Quando questo sarà fatto, sarà ormai troppo tardi.

Un secolo dopo qualcuno decide di riaprire il caso e di indagare a fondo. E’ Stanislao Nievo.

Stanislao Nievo

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Stanislao Nievo

Stanislao è un pronipote di Ippolito Nievo, nasce nel 1928 e trascorre parte della sua infanzia nel castello di famiglia a Colloredo di Monte Albano nel Friuli, lo stesso dove era vissuto il suo celebre avo. Uomo eclettico, dopo gli studi universitari in Scienze Naturali, Stanislao inizia a viaggiare: Italia, Europa, Asia e Africa. Ne riporta interessanti reportage giornalistici e poi televisivi. E’ anche tra i fondatori del WWF Italia.

Il 4 marzo 1961, in occasione del centenario della scomparsa dello scrittore, organizza nel castello di Colloredo una manifestazione in ricordo dell’avo. E’ in questa occasione che, dalla voglia di sapere, di capire, nasce l’idea di cercare, di indagare su quella scomparsa.

Castello_Colloredo_di_Montealbano.jpg

Castello di Colloredo

Per quasi dieci anni Stanislao indagherà ed effettuerà ricerche a 360 gradi, studiando il quadro storico, frugando negli archivi, consultando cronache e documenti dell’epoca, cercando informazioni sullo stato del battello a vapore, sulla consistenza del pesante carico di merci, sulla situazione meteorologica in quella parte del Tirreno in quella notte, sulle tardive ricerche. Insomma non lascia nulla al caso, tutta l’indagine è rigorosa e studiata in ogni possibile dettaglio.

Il prato in fondo al mare

image.pngIl risultato di questa importante opera investigativa diviene un libro, “Il prato in fondo al mare”, che Stanislao pubblica nel 1974 e che l’anno successivo vince il Premio Campiello. Si tratta di una narrazione dai molteplici aspetti: è romanzo storico, d’avventura, diario drammatico, ma soprattutto resoconto di una accurata inchiesta giornalistica che cerca in ogni modo di scoprire la verità o per lo meno di trovare una ragione plausibile.

Il viaggio del Piroscafo Ercole

Dunque Ippolito Nievo si imbarca sul battello a vapore Ercole, un nome che in realtà non corrisponde allo stato del natante che era già stato ristrutturato più volte ed era considerato una “carretta”, tanto che proprio quel giorno alcuni viaggiatori si rifiutarono di salire a bordo. Quello probabilmente sarebbe stato il suo ultimo viaggio, poi un nuovo rifacimento o il disarmo. In aggiunta la stiva era stata caricata al massimo, con 232 tonnellate di merce.

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Manoscritto autografo de “Le confessioni di un italiano”

Sono le ore 12 del 4 marzo 1861, un lunedì pieno di sole. Nievo ha trent’anni non ancora compiuti, è un giovane colonnello “bruno, silenzioso e soave” che era partito volontario per combattere in Sicilia con i Mille di Garibaldi e poi, in considerazione della sua cultura e delle sue doti, si era visto affibbiare l’incarico, poco gradito, di amministrare i beni della spedizione. Non gli piaceva quell’incarico, lui amava scrivere poesie, novelle, non fare conti. Aveva da poco terminato di scrivere un lungo romanzo, un’opera imponente, impegnativa: “Le confessioni di un italiano”.

Tuttavia, ligio al dovere, aveva portato avanti con onestà e rigore, come era nella sua natura, il suo compito

arrivando a dormire fisicamente sul mucchio di denaro, mezzo milione di piastre, che gli era stato affidato, onde controllarlo meglio nel disordine della situazione”. 

Non era stato un incarico facile ed ora quell’amministrazione

“ …era sotto inchiesta, con calunnie di ogni genere, volte a screditare la più libera e fortunata avventura del Risorgimento. Sotto l’inchiesta s’intuiva una manovra politica della destra conservatrice. Le carte imbarcate sull’Ercole dovevano essere una prova schiacciante contro queste manovre”. 

A Torino avrebbe dovuto sottoporre i conti al parlamento piemontese.

La tempesta

image.pngNella notte il tempo cambia e si scatena una tempesta. E’ quanto viene riferito nei diari di bordo di altri natanti in navigazione in quel tratto di mare. Tra questi c’è anche una nave inglese. Tutti dicono di aver intravisto qualcosa che poteva essere un battello in pericolo, ma non l’hanno riconosciuto e soprattutto non si sono avvicinati. La cosa è abbastanza strana perché è prassi correre in soccorso di una nave in pericolo.

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Proclamazione del Regno d’Italia – 17 marzo 1861

La mattina del 5 marzo il cielo è di nuovo sereno e il mare calmo. Tutte le navi dirette a Napoli sono in ritardo, ma poi ad una ad una arrivano in porto, tranne l’Ercole. Il tempo passa, passano i giorni e l’Ercole non arriva. Ma, ancora stranamente, nessuno si preoccupa, nessuno dà l’allarme. Nessun giornale riporta la notizia. Silenzio assoluto. Del resto in quei giorni in tutto il Paese si sta vivendo un momento particolare e memorabile. Il 17 marzo nasce il regno d’Italia con Torino capitale.  C’è gran fermento non solo al Nord, ma anche al Sud dove l’intera amministrazione statale deve cambiare. I problemi organizzativi non sono pochi e regna una grande confusione.

Forse è così che, anche se pare impossibile, nessuno si accorge del fatto che l’Ercole non è arrivato in porto. E’ così che una nave, 80 persone e 232 tonnellate di merce spariscono per sempre senza lasciare la minima traccia: non un relitto, non un corpo. Nulla. Poi la notizia di un probabile naufragio comincia a trapelare, anche se i giornali e i bollettini governativi continuano a ignorare il fatto, quasi vogliano mettere tutto a tacere. Ma la pubblica opinione e i giornali d’opposizione sollecitano un intervento. Quando finalmente cominciano le ricerche è ormai troppo tardi, è trascorso troppo tempo e il mare ha inghiottito ogni prova.

Alle ricerche partecipano anche privati e quanti hanno un interesse a trovare persone o cose, soprattutto quei famosi documenti, necessari per…

chiarire una violenta questione politica tra liberali e sinistra parlamentare…A Torino era infatti in corso una furibonda campagna per denigrare la spedizione dei mille da una parte, per rinforzarne l’importanza e con essa il potere delle forze repubblicane dall’altra”.

Domande e Ipotesi

Tante ipotesi vengono formulate, alcune anche fantasiose come quella di un dirottamento della nave o di una sua cattura da parte degli arabi. Tante domande vengono poste. C’è chi addirittura sospetta che qualcuno abbia cercato di far sparire apposta quei carteggi così importanti. Come? Sabotando la nave forse? O semplicemente imbarcandoli su una “carretta”, quando altre navi più affidabili battevano la stessa rotta?

E se i soccorsi fossero intervenuti subito, si sarebbe potuto salvare qualche superstite, recuperare qualche oggetto?

Tante domande, tante ipotesi, ma niente che possa chiarire il mistero.

Nel suo libro, che è insieme romanzo, diario e inchiesta, Stanislao Nievo racconta con grande pathos tutta questa vicenda. Impressionanti sono le pagine in cui descrive il lento inabissarsi del vapore e le sensazioni e i sentimenti che pervadono i passeggeri condannati. Tra tutti spicca lui, il grande scrittore Ippolito Nievo, ora piccolo uomo in balia dell’acqua, lui che non amava l’acqua, che aveva sempre avuto paura dell’acqua.

 

  2 comments for “La misteriosa fine di un grande scrittore: disgrazia o complotto?

  1. 14 agosto 2019 alle 23:38

    Bella sfiga, l’Ippolito…

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  2. 19 novembre 2019 alle 16:43

    Che avventura! ~ Mistero e fascino del mistero …

    "Mi piace"

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