Magna Charta: un italiano (alla Corte d’ Inghilterra) dietro al mito

Per una volta “leportedeilibri” non si occupa di un libro. Eppure la porta che apriamo oggi e che consentirà di viaggiare nel tempo e nello spazio è sempre fatta di carta (in questo caso però pergamena) e inchiostro. E’ una “porta” manoscritta, una pergamena di circa 800 anni fa. Una pergamena che rappresenta un momento cardine nella storia del medioevo.

La “Magna Charta”

Dal 23 marzo al 9 giugno a Vercelli, presso il polo espositivo “L’Arca”, è esposto il documento originale della Magna Charta Libertum, conosciuta semplicemente come Magna Charta.

Una piccola nota: questo post è dedicato a i nostri lettori non vercellesi. Perché a Vercelli, da mesi ormai, è più facile entrare in una panetteria e chiedere informazioni sulla Magna Charta piuttosto che chiedere una pagnotta. Un evento che ha trasformato i cittadini vercellesi in esperti di questo documento.

Si tratta di un evento eccezionale sia perché eccezionale è il documento, sia perché, in tutta la sua lunga vita, solo in rarissime occasioni  la Magna Charta ha lasciato  l’Inghilterra.

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La Magna Charta

Come mai tanto onore per l’Italia e per la città di Vercelli in particolare? Un motivo c’è che forse, però, è poco conosciuto da chi non abita in questa città che vanta origini antiche e prestigiose. E’ nota a tutti l’ importanza di questo documento del 1200, scritto in latino, nel quale si sono voluti sancire i limiti al potere sovrano inglese: a scuola ci hanno insegnato che la Magna Charta pone le basi del moderno stato di diritto e può essere considerata la madre delle moderne costituzioni. Tuttavia, per poter introdurre l’argomento di questo post e rispondere alla domanda che ci siamo posti, è necessario ricordarne brevemente le origini.

Da Robin Hood alla Magna Charta

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Re Giovanni d’Inghilterra

All’inizio del XIII secolo, in Inghilterra era in atto una guerra tra il sovrano, Giovanni Senza Terra (quello di Robin Hood, per intenderci!) e i Baroni, cioè la classe nobiliare che chiedeva più libertà e meno tasse.

Non stiamo ora ad approfondire le cause e le motivazioni che hanno spinto i Baroni a ribellarsi al Re perché questo non riguarda l’argomento del nostro post, ma va detto che Giovanni, che già aveva perso, in Francia, la guerra con la quale aveva sperato di recuperare i suoi possedimenti in quella regione, si trovava ora in una posizione di estrema debolezza. Fu così che, nel 1215, i Baroni, con la mediazione dell’Arcivescovo di Canterbury, riuscirono a far sottoscrivere  al Re un documento, la Magna Charta appunto, con la quale il sovrano riconosceva alcuni diritti e concedeva alcune libertà.

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Re Giovanni sottoscrive la Magna Charta (prima versione – 1215)

In primo luogo abbiamo concesso a Dio ed abbiamo confermato con questa nostra carta, per noi ed i nostri eredi in perpetuo, che la Chiesa inglese sia libera, ed abbia i suoi dirittiintegri e le sue libertà intatte.
Abbiamo anche concesso a tutti gli uomini liberi e consenzienti del nostro regno, per noi ed i nostri eredi di sempre, tutte le libertà sottoscritte, che essi ed i loro eredi ricevano e conservino, da noi e dai nostri eredi”.

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Incoronazione di Enrico III

Questo tuttavia non risolse tutti i problemi e non erano trascorsi neppure tre mesi dalla stesura della Carta che Giovanni e i Baroni lealisti la ripudiarono e i Baroni ribelli scesero in guerra, chiedendo aiuto a Luigi, il figlio del Re di Francia, offrendogli  in cambio la corona inglese. Iniziò così la Prima Guerra dei Baroni.
Ma ad ottobre del 1216 Giovanni morì lasciando erede al trono il figlioletto Enrico di appena 9 anni il quale venne incoronato nella cattedrale di Gloucester il 28 ottobre, alla presenza del legato papale Guala Bicchieri.

Un italiano alla corte d’Inghilterra

Ecco il nostro uomo: Guala Bicchieri, un italiano alla corte d’Inghilterra.

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Guala Bicchieri

E’ ora il momento di saperne di più su questo personaggio di cui poco si parla nei testi scolastici che, al massimo, lo citano per nome e cognome, ma poco ci dicono di lui e dell’importanza della sua opera per l’Inghilterra e non solo.

Guala Bicchieri nasce a Vercelli  a metà del XII secolo. Vercelli è all’epoca una città importante. Si ritiene che le sue origini risalgano al IV a.C. quando i  Liguri si insediarono in questa zona, già abitata dalla preistoria; vennero poi i Celti e nel 42 a.C. è municipium romano. Per la sua posizione strategica diviene un importante centro di traffici commerciali e luogo di sosta delle legioni romane di passaggio. Nel 300 d.C., con la diffusione del Cristianesimo, Vercelli è una tappa sulla via Francigena, la strada che percorrono i pellegrini, provenienti d’oltralpe, che si recano  a Roma. La città diviene sede vescovile: Sant’ Eusebio è il primo Vescovo e a lui si deve la fondazione di una  scuola di chierici, destinata ad assumere, nel tempo,  grande rilievo per la vita culturale della città e di tutta la regione.

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La Via Francigena

In questo contesto nasce dunque e si forma Guala Bicchieri proveniente certamente da una famiglia di una certa importanza.

Poco si sa della sua infanzia e giovinezza. E’ molto probabile che abbia frequentato la “Schola” della canonica di Sant’Eusebio famosa per gli studi teologici e giuridici, forse si reca anche a Bologna proprio per perfezionarsi nel diritto. Quello che sappiamo è che intraprende la carriera religiosa, è creato Cardinale  e dimostra di essere uomo di grande cultura e di possedere eccezionali doti diplomatiche. Sono queste che lo mettono in luce e fanno sì che il Papa Innocenzo III, nel 1206, lo chiami a Roma per affidargli importanti e delicate missioni in Italia e in Francia.

Guala Bicchieri parte per l’Inghilterra

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Il Concilio Lateranense IV

Nel novembre del 1215  Guala Bicchieri partecipa al Concilio Lateranense IV. Uno degli  argomenti più discussi è la situazione che si è venuta a creare in Inghilterra. Il concilio decide di scomunicare i Baroni ribelli e tutti coloro che si prefiggono di occupare il trono inglese (chiara allusione alle rivendicazioni francesi). Il problema inglese preoccupa molto Innocenzo III anche perché ne va del prestigio della Chiesa in quella parte d’Europa e quindi, all’inizio di gennaio, invia sul posto, come suo legato, Guala Bicchieri, confidando proprio nelle sue grandi doti di negoziatore.

Guala, secondo le istruzioni e le decisioni del Concilio, deve fermare la guerra civile che si sta scatenando in Inghilterra, da un lato rinforzando il potere del re Giovanni, impegnandosi anche ad aiutarlo finanziariamente, riconducendo inoltre alla ragione i Baroni ribelli e allontanando quella parte del clero che li sostiene, dall’altro convincendo Luigi, figlio di Filippo VIII e futuro Re di Francia, a rinunciare ad una spedizione militare in aiuto ai Baroni e a desistere dalle sue aspirazioni al trono inglese.

Il 20 maggio 1216 il Cardinale incontra Re Giovanni, mentre inizia l’invasione delle truppe francesi. La situazione è davvero difficile. Intanto a Roma muore Innocenzo III e viene eletto Onorio III. A settembre muore anche Giovanni, lasciando erede al trono il figlioletto di nove anni. Guala prende in mano la situazione: il 28 ottobre procede all’incoronazione  del piccolo Enrico  e ne diviene tutore insieme a Guglielmo il Maresciallo che è nominato “rector regis et regni” al posto del fanciullo.

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Guala Bicchieri, Enrico III (bambino) e Guglielmo il Maresciallo in una rievocazione storica tenutasi a Glocester nel 2016

La Magna Charta del 1216

A novembre Guala, che fa parte del consiglio di Reggenza, convoca gli alti Prelati e i Baroni rimasti fedeli per rinnovare il giuramento al nuovo sovrano. Inoltre riconferma la maggior parte degli articoli della Magna Charta del 1215 e vi appone il suo sigillo insieme a quello del Maresciallo.

Intanto le truppe di Luigi avanzano, ma aumentano le defezioni di nobili inglesi alleati con i francesi, anche perché il Cardinale li ha convinti che il loro giuramento di fedeltà a Luigi non ha alcun valore ed inoltre ha rinnovato la scomunica nei confronti di tutti i nemici di Enrico chiamati “hostes Dei et Ecclesiae”. Tra il 17 e il 19 maggio del 1217 le truppe inglesi e francesi si fronteggiano nei pressi di Lincoln: Guala Bicchieri, che è presente insieme al Re e ad una moltitudine di vescovi, benedice le truppe del Re. Il 20 maggio si svolge la battaglia che segna la sconfitta dei Baroni ribelli e degli alleati francesi.

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La Battaglia di Lincol in un manoscritto medioevale

Molto importante, anzi decisiva, è la presenza di Guala anche nelle trattative di pace, che dopo varie vicende, si concludono l’11 settembre 1217 con il Trattato di Lambeth. I Baroni ribelli depongono le armi e fanno atto di sottomissione al Re; Luigi restituisce nelle mani del Cardinale i castelli che aveva occupato, giura di obbedire alla Chiesa e di non rivendicare mai più pretese sull’Inghilterra. In cambio vengono revocate le scomuniche.

Ma la missione di Guala Bicchieri non è ancora terminata. Partiti i Francesi, egli si dedica a riformare il Clero inglese, rivelando anche in questa opera grande rigore e fermezza. I membri della Chiesa che avevano sostenuto la ribellione contro la Corona vengono puniti, spogliati dei loro benefici, esiliati o incarcerati. Gli ultimi atti compiuti dal Cardinale sono finalizzati a consolidare e garantire la posizione del giovane Re e il suo possesso delle terre ereditate dal padre. In particolare Guala firma personalmente una lettera patente che riguarda l’uso del nuovo sigillo reale che ha fatto realizzare apposta per Enrico III. La sua missione ora è compiuta, e con successo; nel novembre del 1218 lascia l’Inghilterra.

Il Re è molto soddisfatto della sua opera e per ricompensarlo gli attribuisce in perpetuo le rendite dell’Abbazia di Saint Andrew a Chesterton.

La Basilica di Sant’Andrea

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Basilica di Sant’Andrea – Vercelli

Nel 1219 Guala è nella sua Vercelli, città che molto ama e nella quale torna appena può. Ora ha in mente un progetto ambizioso: con le rendite inglesi vuol costruire una grande basilica. Il 19 febbraio del 1219 è posta la prima pietra della futura basilica di Sant’Andrea, la prima in Italia realizzata in stile gotico, sul modello cistercense.

L’opera sarà terminata nel 1227. Nel frattempo Guala torna a Roma e si distingue ancora in numerose altre missioni un po’ in tutta Italia.

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Interno della Basilica di Sant’Andrea – Vercelli

Muore nel 1227: la sua salma viene traslata a Vercelli e sepolta nella nuova chiesa di Sant’Andrea appena inaugurata.

Quest’anno ricorrono dunque gli 800 anni della Basilica di Sant’Andrea.  Quale modo migliore per celebrare il fatto e ricordarne l’artefice che esporre il documento originale della Magna Charta?

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