Ritratto di un autore rifiutato

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Qualche mese or sono, non senza emozione, tornai da Milano con un libro nello zainetto. Un libro particolare, speciale. Un libro “rifiutato” e per questo ancora più importante. Quanti di noi, alcuni magari scrittori amatoriali, pensano di avere un capolavoro della letteratura nel cassetto e di non essere compresi dal mondo editoriale? Tanti probabilmente. Eppure tra di noi qualcuno che veramente ha un “tesoro” nel cassetto esiste. Ed è già successo. Questa è la storia di un cassetto che ha rischiato di non aprirsi, che si è aperto alla fine seppur in ritardo, di un cassetto che ci ha donato un capolavoro della letteratura italiana.

Storia di uno sconosciuto

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Elio Vittorini (1908-1966)

Nel mese di novembre del 1958 la casa editrice Feltrinelli dava alle stampe un romanzo di uno scrittore sconosciuto. Un romanzo postumo perché l’autore era scomparso proprio l’anno prima, senza essere riuscito a pubblicare la sua opera scartata da due importanti case editrici, Mondadori ed Einaudi. In entrambi i casi fondamentale era stato il giudizio negativo di Elio Vittorini, scrittore e critico letterario, consulente dei due editori. Identica sorte che era capitata anche ad un altro capolavoro, sempre scartato da Vittorini, Il dottor Zivago di Pasternak che l’anno prima, nel 1957 era stato poi pubblicato con gran successo sempre da Feltrinelli.

La Feltrinelli era allora una giovane casa editrice, nata nel 1954, ma agguerrita e ben determinata. Il suo direttore editoriale era lo scrittore  Giorgio Bassani. Pubblicare questo libro rifiutato da altri editori più importanti rappresentava una incognita e una sfida, perciò ne furono stampate solo duemila copie. Fu subito un grande successo, l’anno successivo il romanzo vinse il Premio Strega e divenne un best seller con centinaia di migliaia di copie vendute in pochi anni in Italia e all’estero: si trattava del “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Le edizioni si sono susseguite nel tempo, tuttora è uno dei libri più letti e  quella prima edizione di duemila copie, andate subito a ruba, è diventata una rarità da collezionismo.

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XIII Premio Strega – sulla lavagna documentata la vittoria (postuma) di Tomasi di Lampedusa e del suo “Gattopardo”

Anatomia di uno scrittore: Tomasi di Lampedusa

Fino al 1958, Tomasi di Lampedusa era stato un perfetto sconosciuto.

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Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Nato a Palermo nel 1896, Giuseppe Tomasi duca di Palma e Montechiaro, principe di Lampedusa, barone della Torretta e Grande di Spagna, appartiene ad una famiglia dell’alta nobiltà siciliana. Da un ramo della famiglia Tomasi (di origini bizantine) discendono anche i Leopardi di Recanati.

E’ uomo di grande cultura e raffinato, di carattere schivo e tendenzialmente solitario, grande lettore e studioso di letteratura italiana e straniera, soprattutto francese. Inizia studi di giurisprudenza, ma non li porta a termine. Partecipa alla Prima Guerra Mondiale, viene fatto prigioniero ed internato in un campo di concentramento in Ungheria, da cui riesce a fuggire e ritorna a piedi in Italia. Congedatosi dall’esercito, torna nella sua Sicilia e si ritira a vita privata; non condivide le nascenti idee fasciste e trascorre il suo tempo viaggiando in Italia e all’estero e scrivendo racconti, saggi letterari e la sua biografia.

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Il manoscritto originale del “Gattopardo”

Nel 1954 accompagna il cugino Lucio Piccolo ad un convegno letterario a San Pellegrino Terme. Piccolo è un poeta ed è stato invitato in quella località per ritirare il primo premio di un concorso di poesia. In questa occasione Tomasi ha modo di conoscere intellettuali, critici e scrittori tra cui Eugenio Montale, Maria Bellonci e Giorgio Bassani. Tornato in Sicilia inizia a scrivere “Il gattopardo” che terminerà nel ’56. E’ un’opera che aveva in mente da tempo, un romanzo importante, che definire storico è riduttivo: si tratta di un affresco straordinariamente vivo, e persino attuale, della Sicilia nella seconda metà del 1800, durante l’impresa garibaldina dei Mille. Ed è soprattutto il ritratto di un aristocratico illuminato per descrivere il quale Tomasi si ispira ad un bisavolo paterno.

Il successo postumo di un’opera incompresa

Lo scrittore è convinto del valore della sua opera ed invia il manoscritto a due grandi case editrici, ma come si è visto, viene da entrambe rifiutato e questo fatto lo amareggia moltissimo. Il secondo rifiuto arriva proprio pochi giorni prima della sua morte. Infatti il 23 luglio 1957 Tomasi si spegne a Roma dove si era recato per curare una grave forma di tumore ai polmoni.

Quello che avviene poi ce lo racconta Giorgio Bassani nella bellissima introduzione al romanzo di cui lo scrittore e critico letterario ha curato la stampa per l’editore Feltrinelli. Bassani, come si è detto, aveva incontrato Tomasi a San Pellegrino Terme. Quella fu la prima e l’unica volta che lo vide. Era insieme al cugino Lucio e a un servitore: “ un bizzarro trio” che catturò subito l’attenzione di tutti i partecipanti alla manifestazione e che il Bassani descrive con dovizia di particolari e manifesta simpatia. Due signori sui 50-60 anni, gentili e riservati, d’una eleganza un po’ démodé, inseparabili e sempre seguiti dal servitore che

“ … non perdeva d’occhio gli altri due un momento solo”.

Passeggiavano nei vialetti delle Terme o assistevano silenziosi ai lavori del convegno. Quando Piccolo presentò il cugino a Bassani, il Tomasi

“…si limitò a inchinarsi brevemente senza dire una parola.”

Bassani non sentì più parlare di quell’uomo taciturno. Fino alla primavera del ’58, quando la sua cara amica Elena Croce (figlia del filosofo Benedetto Croce) gli mandò un dattiloscritto anonimo. L’aveva ricevuto, a sua volta, da un conoscente siciliano e, ritenendolo interessante, l’aveva trasmesso allo scrittore che all’epoca era direttore editoriale  per Feltrinelli. Bassani intuì immediatamente il grande valore storico e letterario dell’opera e si recò subito in Sicilia, dove poté risalire all’autore, recuperare il manoscritto originale e conoscere dalla viva voce della moglie di Tommasi la storia della sua vita. Oltre al romanzo recuperò altre carte, tutte inedite: racconti e  saggi vari.

 

Fu così che “Il gattopardo” venne pubblicato  da Feltrinelli e, come si è visto, riscosse immediatamente un gran successo. La prima edizione di 2000 copie andò esaurita in pochi giorni. Subito ne furono stampate altre 4000 copie e altre edizioni si sono susseguite nel tempo. Solo nei primi tre anni furono vendute 400 mila copie. L’opera fu tradotta in moltissime lingue e divenne un best seller internazionale. Nel 1963  dal romanzo fu tratto un film famosissimo con la regia di Luchino Visconti, film che vinse la Palma d’oro al Festival di Cannes.

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Claudia Cardinale e Burt Lancaster – Scena del ballo

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Prima edizione

E’ curioso notare come anche l’altro romanzo scartato da Elio Vittorini, “Il dottor Zivago” di Boris Pasternak ebbe una storia molto simile. Pubblicato per la prima volta (a livello mondiale) in Italia, sempre da Feltrinelli, ebbe un enorme successo mondiale, procurò al suo autore il Premio Nobel per la letteratura e ispirò nel 1965 un altro film storico colossal che vinse 5 premi Oscar.

Tornando a “Il gattopardo” riportiamo un giudizio di  Giorgio Bassani che, nella citata prefazione, mette in evidenza, insieme al valore letterario dell’opera…

“l’ampiezza di visione storica unita ad un’acutissima percezione della realtà sociale e politica dell’Italia contemporanea…”.

Ci sono alcune frasi che dimostrano chiaramente quanto Tomasi conoscesse a fondo la sua terra, a cui era affettivamente e profondamente legato, ma di cui, nello stesso tempo, riconosceva i limiti.

La prima frase è contenuta nella lettera del 30 maggio 1957 ( due mesi prima della fine) con cui lo scrittore affida all’amico barone Enrico Merlo di Tagliavia l’unica copia del dattiloscritto del romanzo:

“ La Sicilia è quella che è; del 1860, di prima e di sempre”.

La seconda frase è messa in bocca al principe Fabrizio Salina, il protagonista del romanzo il quale afferma:

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.

Parole che si adattano perfettamente anche ai nostri tempi!

  3 comments for “Ritratto di un autore rifiutato

  1. 24 aprile 2019 alle 19:50

    Ti capisco perfettamente, anche il mio libro é stato rifiutato più volte dalla case editrici in cui credevo. Non ho demorso, aspetto le risposte per quello nuovo e se anche fossero negative non mollerò.
    Io appartengo ai pochi scrittori umili che credono di non avere un romanzo da primi premi e che semplicemente vogliono coronare un piccolo sogno.
    Non so te, ma il mio impegno per i miei libri é stato immenso e quasi mai riconosciuto da case editrici che rispondono dopo mesi, se si degnano di rispondere. Quelle grosse nemmeno ti considerano.
    Purtroppo l’editoria premia pochi eletti, a volte fa la cosa giusta, a volte sbaglia.
    Per questi motivi sto anche considerando l’autopubblicazione.
    Pubblicare un libro con una casa editrice sarebbe un sogno per me, davvero una soddisfazione immensa perché significherebbe che qualcuno crede in ciò che ho prodotto.
    Spero e ti auguro di riuscire a realizzare i nostri sogni e di non fare la fine di alcuni autori incompresi e ripresi anche dopo la loro morte, come hai citato.
    Io penso anche al povero Tolkien, che per una vita é stato trattato a pesci in faccia dagli editori, salvo poi servire da ispirazione a tutti gli scrittori fantasy.
    Se si crede in qualcosa non si molla mai!

    Piace a 1 persona

    • 30 aprile 2019 alle 11:26

      Rispondo solo ora causa eccesso impegni lavorativi. Condivido tutto Federico. Quante opere letterarie perse nei cassetti solo perché chi ha scritto non era nessuno? tra quelle opere probabilmente molte cose di cui l’umanità potrà fare a meno ma anche capolavori mai nati. Sogni destinati a rimanere tali, ispirazioni perdute. Eppure sognare per noi appassionati di libri, storie, avventure, resta indispensabile. Come l’aria che respiriamo. E non saranno le delusioni a fermarci. A costo di leggere solo noi ciò che scriviamo. Perché alla fine il primo lettore per cui tutti noi scriviamo siamo noi stessi. E’ il nostro tentativo di lasciare una traccia, di imprimere su carta l’Io sfuggente. Capire da ciò che scriviamo chi siamo.

      Piace a 2 people

  2. 30 aprile 2019 alle 13:21

    Esattamente!
    Speriamo prima o poi di realizzare il nostro sogno, che é vera passione 😄

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