Vitruvio, la scoperta di un genio incompreso

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Oggi dallo scaffale prendiamo un libro che ci farà viaggiare nell’antica Roma e poi via via nel Medioevo, nel Rinascimento per giungere fino ai nostri giorni.

Si tratta del “De Architectura” di Marco Vitruvio Pollione stampato a Venezia nel 1556, formato in folio (altezza di 38 cm.circa).

Per prima cosa ci chiediamo: chi è Vitruvio?

Marco Vitruvio Pollone

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L’uomo “vitruviano”

Se lo chiediamo a un milanese, la prima risposta che gli viene in mente, così a
bruciapelo, è: una via del centro storico di Milano. A tutti gli altri, con buona probabilità, viene in mente l’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci. Poi, reminiscenze scolastiche ci suggeriscono: un architetto e scrittore romano. Ma la sua figura continua ad avere contorni poco definiti, eppure il suo ponderoso trattato sull’architettura, il primo che sia stato mai scritto, può con buona ragione essere considerato una base e un pilastro dell’architettura moderna.

Vitruvio_Pollione_portraitDi Marco Vitruvio Pollione si sa pochissimo. Nasce, non si sa dove, qualcuno dice forse neppure in Italia, nel I secolo a.C. Anche sul suo nome ci sono dei dubbi. Le pochissime notizie che abbiamo sono quelle che lui stesso racconta nelle note autobiografiche presenti nel suo trattato oppure quelle che se ne possono dedurre. E così sappiamo che è piccolo di statura, ha partecipato con Giulio Cesare alle guerre in Gallia come sovraintendente alle macchine da guerra, ha avuto incarichi pubblici, non meglio definiti, come architetto-ingegnere sotto Augusto, anche se si ritiene che la sua attività sia più teorica che pratica. Infatti pare che l’unica opera effettivamente progettata da Vitruvio sia la Basilica di Fano; lo sappiamo perché lo dice lui, ma non ci sono tracce che lo confermino. Infine, ottenuto dall’imperatore un vitalizio, si ritira e, già anziano e infermo, si dedica a scrivere il suo trattato.

Il “De Architectura”

Il “De Architectura” è composto da 10 libri, dedicati ad Augusto, scritti tra il 29 e 23 a.C. E’ la prima e unica opera sull’architettura, scritta in latino, giunta completa fino a noi. In essa Vitruvio raccoglie e riordina in maniera sistematica tutto quello che è stato fatto e scritto sull’argomento, sia in ambito greco che romano e a questo aggiunge poi la sua personale esperienza. Il campo è estremamente vasto: tratta di edilizia pubblica, fori, basiliche, terme, teatri ecc. e privata, di stili decorativi, di materiali, metodi e tecniche di costruzione. Per Vitruvio ogni costruzione deve soddisfare tre, indispensabili, requisiti: utilitas, firmitas e venustas,cioè funzionalità, solidità ed eleganza.

Tra i vari argomenti trattati è doveroso sottolinearne uno in particolare: Vitruvio descrive le proporzioni ideali del corpo umano. Ladescrizione è poi ripresa da Leonardo da Vinci che immortala in suo disegno questa figura perfetta, inscrivendola in un cerchio e in un quadrato (figure geometriche perfette): è il famosissimo “Uomo Vitruviano”.

Scopo del “De architectura” è quello di conferire autorevolezza alla figura dell’architetto che, per l’autore, deve necessariamente essere esperto in tante discipline: non solo la matematica, la geometria, il disegno, ma anche l’acustica, la medicina, l’astronomia, la teologia, la meteorologia ecc. ecc., perché per costruire un edificio, pubblico o privato che sia, per soddisfare quei tre requisiti basilari, occorrono molteplici conoscenze che spaziano nei più diversi campi dello scibile.

L’ importanza e la novità di quest’opera sta dunque proprio nel fatto che l’architettura da disciplina puramente tecnicaviene elevata ad una vera e propria SCIENZA, se non addirittura una super-scienza dal momento che in essa sono comprese tante discipline.

IMG_5906Detto questo, è interessante notare come questo Trattato, all’epoca, passiquasi inosservato e continui ad essere ignorato anche nei secoli successivi. Eppure sappiamo che nel Medioevo Vitruvio non è proprio uno sconosciuto: la sua opera, pur se di difficile interpretazione perché scritta in un latino a volte oscuro per la presenza di termini tecnici, greci, arcaici e volgari, è letta e trascritta per opera di monaci e di studiosi, gli stessi Boccaccio e Petrarca ne sono a conoscenza. Ma si tratta di un interesse puramente filologico che nulla ha a che vedere con la progettazione pratica.

Nel XV secolo, con il Rinascimento, si sviluppa in molti campi la tendenza ad ispirarsi a modelli dell’antichità classica greca e romana ed è così che vengono riscoperti Vitruvio e la sua opera.

Buona parte del merito è di Leon Battista Alberti, uomo estremamente eclettico, umanista profondo conoscitore dell’antichità romana, scrittore, matematico, filosofo…e anche architetto. Seguendo le tracce di Vitruvio, scrive il trattato “De re aedificatoria”, in 10 libri. Non una copia, ma lo studio dei modelli antichi a cui l’autore si ispira per cercare poi nuove soluzioni adeguate ai tempi.

In seguito altri grandi architetti si rifanno a Vitruvio, tra questi il Bramante e il Palladio, per citare i più famosi.

Il trattato di Vitruvio, così riscoperto, ha una grande diffusione e una forte influenza suIMG_0167tutta la cultura rinascimentale. Nel 1486 viene stampata l’editio princeps in latino, a cui fanno seguito, in quel secolo e nei successivi, molte altre edizioni, in Italia e in altri paesi. La prima edizione tradotta in italiano è del 1521. Notevole è l’edizione del 1556 stampata a Venezia, formato in folio, con pregiate incisioni. Non sono però i disegni originale di Vitruvio perché quelli sono andati persi.

Il successo è tale che nel 1542, a Roma, sotto l’egida del Cardinale Ippolito de’ Medici, viene fondata l’Accademia Vitruviana della Virtù che raccoglie tutti i maggiori artisti e studiosi dell’epoca, con lo scopo di rileggere e commentare l’opera di Vitruvio e diffondere le conoscenze artistiche dell’antichità greca e romana.

Da allora il “De architectura” per secoli, in pratica fino al 1800, è stato uno dei principali e fondamentali testi di riferimento in materia.

Concludiamo lasciando la parola allo stesso Vitruvio:

“In tutte le arti, ma particolarmente nell’architettura esiste un binomio fondamentale: il significato e il significante. Il significato è l’opera da costruire, il significante ne è l’illustrazione teorica e sistematica. Il vero architetto dovrà naturalmente avere esperienza tanto dell’uno quanto dell’altro. Dovrà possedere doti intellettuali e attitudini all’apprendere, perché né il talento naturale senza preparazione scientifica, né la preparazione scientifica senza talento naturale possono fare il perfetto artefice.”

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