Una storia “fantastica”: Zaccaria Seriman

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La Stampa on line del 2 gennaio 2020: un breve notizia attira la curiosità dei bibliofili più attenti. (https://video.lastampa.it/aosta/aosta-il-tesoro-dimenticato-l-opera-completa-di-voltaire-ritrovata-in-una-biblioteca-pubblica/108079/108088?).

“Aosta, il tesoro dimenticato: l’opera completa di Voltaire ritrovata in una biblioteca pubblica”.

All’alba del XXI secolo ancora ci sono dei tesori nascosti? Evidentemente sì.

Si tratta di 100 volumi, l’opera completa di Voltaire, stampata tra il 1791 e il 1792 in Germania, che era stata donata, anni fa, alla biblioteca regionale di Aosta, ma non era mai stata catalogata e quindi giaceva in angolo dimenticata, anche se sotto gli occhi di tutti. Un vero tesoro raro perché neppure la biblioteca nazionale francese possiede l’opera originale completa. Nel servizio, il curatore della biblioteca presenta alcuni volumi di quest’opera ritrovata e illustra altri libri rari e preziosi presenti nella struttura. E anche qui l’attenzione del bibliofilo è attirata, questa volta da un nome: Zaccaria Seriman, nel servizio definito il padre del romanzo fantastico italiano. Il nome non è uno dei più conosciuti e allora vale la pena di fare qualche ricerca.

Zaccaria Seriman

1- Ritratto

Enrico Wanton (nome di fantasia dietro al quale si cela Zaccaria Seriman)

Zaccaria Seriman nasce a Venezia nel 1708. Il padre, Deodato Sceriman, appartiene a una facoltosa e nobile famiglia di mercanti di origine armena che, verso la fine del ‘600, per sfuggire alle persecuzioni contro la popolazione cattolica, lascia la Persia ed approda a Venezia, città ricca ed accogliente. Zaccaria, nato a Venezia e perfettamente integrato nel tessuto cittadino, italianizza il suo cognome in Seriman.  Negli anni che vanno dal 1721 al 1725 vive a Bologna per studiare presso il collegio dei Gesuiti e frequenta intensamente gli ambienti culturali che gravitano intorno all’Università e all’ Istituto di Scienze ed Arti. Sono gli anni in cui è vivo il dibattito sulle teorie di Cartesio e di Newton. In questo contesto si formano gli interessi filosofici di Zaccaria, orientati verso le nuove teorie scientifiche di Leibniz e di Locke. Tornato a Venezia, Seriman si dedica inizialmente alle traduzioni e alla scrittura di libretti per melodrammi. Ma presto la sua attività si sviluppa in campo editoriale. Rileva una stamperia e pubblica diverse opere, tra cui “La storia generale dei viaggi” di A.F. Prévost, da lui stesso tradotta dal francese; acquista, inoltre, una libreria che diviene la più importante della città, punto di riferimento di tutto il commercio librario della città.  Infine, insieme ad altri personaggi dell’ambiente culturale veneziano, tra cui Gaspare Gozzi suo buon amico, fonda una rivista di critica letteraria. Coordinando tutte queste varie attività, la rivista, la tipografia e la libreria, Seriman si fa promotore di un progetto culturale che intende diffondere testi istruttivi, moderni ma anche “divertenti” così da raggiungere il maggior numero possibile di persone. Purtroppo il progetto fallisce, prima per dissapori e divergenze d’opinione tra i promotori e in seguito, definitivamente, per problemi finanziari. Infatti l’attività editoriale non ha reso in termini economici, anzi ha causato forti perdite tanto da annientare l’ingente patrimonio di famiglia. Negli ultimi anni, anche per la necessità di guadagnare, Seriman ritorna alla iniziale attività di traduttore e librettista. Morirà in solitudine nel 1784, povero ed ammalato.

Nasce il romanzo fantastico italiano

Fin qui, brevemente, la biografia di questo personaggio poco noto, ma che la storia letteraria definisce il padre del romanzo fantastico italiano. A che cosa deve questa definizione? Alla sua opera più famosa:

“Viaggi di Enrico Wanton alle terre incognite australi ed ai regni delle Scimmie e dei Cinocefali”.

Si tratta di un romanzo voluminoso e assai complesso, scritto e pubblicato in diverse fasi, ispirato dal nuovo interesse per i viaggi d’avventura e l’ambiente esotico e sulla scia dei racconti fantastici che erano tanto di moda, primi tra tutti quelli dell’inglese Jonathan Swift, autore dei celebri viaggi di Gulliver, pubblicati nel 1726 e che il giovane Zaccaria aveva letto rimanendone profondamente colpito.

La prima parte dei viaggi di Seriman è pubblicata nel 1749. Si tratta di due volumi nei quali il protagonista Enrico Wanton (nome di fantasia dietro cui si cela l’autore stesso) racconta il suo naufragio, insieme all’amico Roberto, su una terra sconosciuta popolata da individui primitivi dalle sembianze scimmiesche.

Nella seconda parte, scritta dopo il 1758 e pubblicata nel 1764 nell’edizione completa definitiva in 4 volumi, i due amici si ritrovano nel regno dei Cinocefali, personaggi con la testa di cane.

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L’opera, dal punto di vista strettamente letterario, è stata criticata perché giudicata monotona e prolissa, molto lontana dalla brillantezza del modello di Gulliver, ma ad essa viene riconosciuto un valore storico per l’impronta satirica che l’autore ha dato ai personaggi e agli avvenimenti, diventando così una rappresentazione, efficace seppur fantasiosa, degli usi e costumi e delle idee della società veneziana del tempo. Nella descrizione del regno delle scimmie sono, infatti, ravvisabili lo stato di decadenza morale e culturale in cui versa quella società e tutti i suoi aspetti negativi e peggiori (ricordiamoci che Seriman ha studiato dai gesuiti!) dalla licenziosità di alcune feste, come il carnevale, all’arroganza dei nobili, alla fatua vanità delle dame, alla ciarlataneria di certi medici ignoranti, al pettegolezzo stupido e maldicente delle chiacchiere nei caffè. Nella seconda parte, in contrapposizione, i viaggiatori vivono le loro avventure nel mondo dei Cinocefali, creature dalla testa canina che rappresentano la saggezza. Il loro mondo è l’esatto opposto di quello degli individui scimmia, è una società basata sui principi illuministici di etica e civiltà, nella quale i critici hanno visto una rappresentazione dell’Inghilterra dell’epoca.

La storia del libro e delle sue edizioni

Come si è detto, l’opera completa è stata pubblicata nel 1764, in quattro volumi indicando un falso luogo di stampa (Berna), mentre in realtà è stata pubblicata a Bassano del Grappa presso gli stampatori Remondini (per notizie sugli stampatori Remondini vedi la nota “La rete dei Tesini” nel post “Libri in cammino: breve storia dei Colporteur” del 9 novembre 2018).

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Frontespizio della prima edizione – 1764

E’ curioso notare come l’opera, pubblicata con il titolo definitivo “Viaggi di Enrico Wanton alle terre incognite australi ed ai regni delle scimie e de’ cinocefali nuovamente tradotti da un manoscritto inglese” venga fittiziamente presentata come traduzione di un manoscritto inglese.

Un’altra curiosità è rappresentata da una successiva edizione del 1772 che in un falso colophon reca una dedica al Re d’Inghilterra e indica Londra come luogo di stampa. In realtà è stata stampata a Venezia, ma tanto è bastato per suscitare, all’epoca, l’interesse del mondo letterario inglese.

Zaccaria Seriman è considerato, dunque, il padre della letteratura fantastica italiana. Ma già prima di lui altri avevano scritto di viaggi in luoghi immaginari. Si può sicuramente affermare che quello dei viaggi di fantasia è un filone della letteratura che ha radici antiche.
Molte opere famose possono rientrare, a vario titolo, in questa categoria: l’Odissea di Omero, le storie di Sindbad il marinaio, in un certo senso anche il Milione di Marco Polo perché, come affermano  alcuni critici, rappresenta un mondo che appare alieno, e persino la Divina Commedia di Dante con i suoi viaggi all’Inferno e in Paradiso e infine l’ Orlando furioso dell’Ariosto con il viaggio di Astolfo sulla Luna, per citarne solo alcune, le più conosciute del mondo antico. a cui si aggiungono poi quelle più attuali, dai citati viaggi di Gulliver a quelli di Jules Verne e a tutti i moderni romanzi di fantascienza.

L’intento di queste opere è vario: può essere la rappresentazione di un mondo utopico, o più spesso la rappresentazione satirica della società dell’epoca di cui si vogliono mostrare, in maniera neanche tanto velata, mancanze e difetti. Altre opere offrono un’allegoria religiosa, oppure hanno uno scopo didattico-scientifico, ma a volte anche solo di puro intrattenimento per divertire e stupire con il racconto di strabilianti avventure.

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