Un Uomo e un Libro: storia di due sopravvissuti

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Chi legge i nostri post sa che per noi un libro non è solo un supporto cartaceo che reca il racconto di una storia o della Storia, ma un’entità ineffabile e inafferrabile che ha una vita sua, che a volte può essere persino più interessante del suo contenuto.

Il libro di cui parliamo oggi è un grandissimo libro: il suo contenuto ha un alto valore storico e morale, oltreché letterario, ma anche la sua veste editoriale ha un grande valore storico. Parliamo della prima rara edizione di “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Il contenuto del libro e la sua importanza sono noti a tutti. Noi quindi, seguendo il nostro stile, parleremo di questa prima edizione perché la sua storia è meno conosciuta, ma molto interessante sia sotto l’aspetto storico che umano. Per capirla meglio dobbiamo partire dall’inizio.

PRIMO LEVI

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Primo Levi

Primo Levi nasce a Torino nel 1919 da una famiglia di origini ebraiche. Nel 1937 si iscrive all’università, facoltà di chimica e nel 1941 riesce a laurearsi nonostante tutte le difficoltà che incontra sul suo percorso di studio a causa delle nuove leggi razziali contro gli ebrei emanate dal governo fascista. Anche trovare un lavoro è difficile, di quei tempi, per un giovane ebreo. Lo trova a Milano presso una ditta di medicinali di proprietà svizzera e in questa città si trasferisce nel 1942. A Milano vive una sua lontana parente, Ada Della Torre la cui casa diviene un punto di ritrovo di altri giovani torinesi che si sono trasferiti in questa città. E’ molto difficile, infatti, trovare lavoro a Torino per via delle leggi razziali e della situazione politica, mentre Milano è città più aperta, più cosmopolita, più accogliente. I torinesi sono tutti giovani tra i 20 e i 30 anni, hanno studiato e hanno tanti interessi, frequentano gli ambienti culturali della città, quando si riuniscono discutono di letteratura, di filosofia, di politica. Sono avversi al fascismo, di cui criticano e mettono in satira tutti gli aspetti negativi, ma ancora sono ignari di ciò che sarebbe successo di lì a poco. Nel gruppo c’è anche un caro amico di Primo dei tempi dell’università: si chiama Silvio Ortona. Lui e Ada avranno una grande influenza nella vita futura di Levi. Nel 1943 la situazione politica precipita: Milano viene colpita da pesanti bombardamenti e, dopo l’armistizio dell’8 settembre le truppe militari tedesche occupano il nord e il centro Italia.

 

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Milano – Agosto 1943

Il gruppo dei giovani torinesi prende coscienza della situazione, si scioglie e molti di loro, tra cui lo stesso Primo e i suoi amici Ada e Silvio maturano la decisione di partecipare attivamente alla Resistenza. Levi si rifugia in Val d’Aosta, ma il 13 dicembre di quello stesso anno viene arrestato dai tedeschi e comincia così la sua lunga e terribile odissea che lo porterà nel febbraio del ’44 ad essere internato nel campo di concentramento di Auschwitz. Qui conosce tutto l’orrore della shoah e riesce in qualche modo a sopravvivere solo grazie a una discreta conoscenza della lingua tedesca e alla sua laurea in chimica. Per questo motivo infatti viene destinato a lavorare in una fabbrica per la produzione di gomma sintetica che si trova all’interno del campo e, in tal modo, gode (la parola è certo un eufemismo in quella drammatica situazione) di un trattamento migliore rispetto agli altri prigionieri.

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L’arrivo ad Auschwitz – Febbraio 1944

Dopo la liberazione, con l’entrata nel campo delle truppe russe il 27 gennaio 1945, Levi, distrutto nel fisico ma soprattutto nello spirito, ritorna nella sua Torino e si riunisce alla famiglia. Trova un lavoro e ritrova gli amici, primi fra tutto Ada e Silvio che nel frattempo si sono sposati e abitano a Vercelli. Si sposa, anche, un matrimonio felice, ma non ritrova del tutto la sua pace interiore: la ferita è troppo profonda, il ricordo degli orrori visti e vissuti lo tormenta, allora sente il bisogno di sfogarsi, di parlarne e così inizia a scrivere.

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Scheda di presentazione del romanzo “Se questo è un uomo”

Scrive per sé stesso, per rielaborare i ricordi dolorosi e anche per informare perché è giusto far sapere. Ma, come avrà modo di dire in seguito lui stesso, non scrive:

“per accusare, e neppure per suscitare orrore ed esecrazione. L’insegnamento che ne scaturisce è di pace: chi odia, contravviene a una legge logica prima che ad un principio morale”.

Il manoscritto di Primo Levi

L’amico Silvio, che nel frattempo è diventato Segretario della Federazione Comunista di Vercelli, lo incita a scrivere e nel ’47 decide di pubblicare i suoi ricordi su “L’amico del popolo”, il giornale della Federazione vercellese. Così Silvio Ortona, sul numero del 29 marzo 1947 li presenta ai lettori: “Per gentile concessione dell’autore iniziamo con questo numero la pubblicazione di passi di un libro di prossima pubblicazione: “Sul Fondo”, riguardante il campo di eliminazione di Auschwitz”.

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L’Amico del Popolo – vercelli, numero di Maggio 1947

Levi, nel frattempo, aveva inviato il manoscritto delle sue memorie a diverse case editrici, ma tutte l’avevano rifiutato. Tra queste anche Einaudi presso cui lavoravano come consulenti Natalia Ginzburg e Cesare Pavese che scartarono l’opera. In seguito giustificarono questa loro decisione dicendo che i tempo non erano maturi, l’Italia era un popolo di reduci, ognuno aveva ancora le sue dolorose ferite da curare e non era pronto, non era interessato a conoscere quelle degli altri.

La Casa editrice De Silva

Il libro

Prima edizione – Torino 1947

Per Levi è una delusione, ma dura poco. Nell’autunno dello stesso anno un piccolo, coraggioso editore di Torino pubblica i suoi ricordi. E’ la Casa Editrice Francesco De Silva, fondata nel 1942 da Franco Antonicelli, poeta, saggista e antifascista, eletto nel 1945 presidente del Comitato di Liberazione Nazionale del Piemonte.

 

Primo Levi aveva chiamato la sua opera “I sommersi e i salvati”, ma Antonicelli lo convince a sostituire il titolo con “Se questo è un uomo”, parole prese da una poesia scritta dallo stesso Levi: “

“Considerate se questo è un uomo / Che lavora nel fango / Che non conosce pace / Che lotta per mezzo pane / Che muore per un sì o per un no / […….]”

Il libro è stampato in sole 2500 copie, la copertina è graficamente elegante, ma nell’insieme la veste editoriale è modesta, risente della penuria di materia prima dell’immediato dopoguerra: la carta è povera, facile a ingiallirsi e a sbriciolarsi se sottoposta alle ingiurie del tempo, la sovraccoperta, cucita con refe scadente, è tanto sottile e delicata che Umberto Eco la definirà fragile “come pane azzimo”.  Solo 1500 copie si vendono. Le altre 1000, quando nel 1949 la De Silva chiude e viene rilevata dalla Casa Editrice Nuova Italia di Firenze, sono accantonate in un magazzino, praticamente dimenticate. Nel 1966 con la famosa, devastante alluvione (vedi post “Storie di acqua alta, libri e librerie” https://leportedeilibri.com/2019/11/20/venezia-e-firenze-storie-di-acqua-alta-libri-e-librerie/), la maggior parte di queste copie vanno distrutte.

Quello che è successo dopo è risaputo. Nel 1958 la stessa Casa

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Edizione Einaudi – 1958

Editrice Einaudi pubblica il libro: il successo è enorme e non solo in Italia. I tempi sono cambiati, le ferite bruciano di meno, la gente vuol sapere quello che è successo. Ad oggi del libro sono state stampate innumerevoli edizioni, più di due milioni e mezzo di copie più tutte le versioni ridotte ed adattate per le scuole. Infatti “Se questo è un uomo” è considerato un testo scolastico di grande importanza storica e morale, testimone preciso e rigoroso di fatti che non devono essere dimenticati.

Ma torniamo, per un attimo, alla quella mitica prima edizione del libro, quella stampata nel 1947 su carta povera, quella che il tempo, approfittando della sua fragilità, e poi, in aggiunta, il fango dell’alluvione hanno distrutto o rovinato irrimediabilmente. Delle 2500 copie stampate quante sono sopravvissute?

Centro Studi Primo Levi

Il Centro Internazionale di Studi Primo Levi se l’è chiesto e nel dicembre del 2018 (anticipando le celebrazioni per il centenario della nascita dell’autore avvenuta il 31 luglio 1919) ha organizzato presso la Biblioteca Nazionale di Torino una mostra intitolata “Se questo è un uomo, il libro primogenito”. Così, infatti, Levi chiamava la sua prima edizione: “primogenita”. Per l’occasione il comitato organizzatore della mostra ha dato vita ad una vera e propria caccia all’edizione del ’47 divenuta estremamente rara e introvabile. Fu lanciato anche un invito a tutti i possessori di quel libro perché si mettessero in contatto con il Centro: lo scopo era quello di fare un censimento di ciò che era rimasto per poter compilare una specie di catalogo delle copie “sopravvissute”. Soprattutto si voleva conoscere la storia delle 1500 copie vendute. Chi le aveva comprate? Che cosa aveva spinto quelle persone a scegliere ed acquistare proprio quel libro?

Molte copie furono rintracciate: alcune provenivano da biblioteche illustri, erano appartenute a personaggi come Umberto Saba, Giorgio Bassani, lo psichiatra Franco Basaglia che forse era interessato a conoscere l’effetto sulla psiche umana di una così spietata e sistematica azione di annientamento. Molte altre copie risultarono di proprietà di biblioteche pubbliche e universitarie in Italia, ma anche all’estero, in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Australia ed anche in Germania.

Due sopravvissuti: un uomo e un libro. Due testimoni preziosi di qualcosa che vorremmo non fosse mai accaduto. Ma è accaduto, ed è giusto che i sopravvissuti parlino perché tutti devono sapere.

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