8 Marzo: storia di una grande matematica, grande filantropa e … “strega”

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Nonostante le quarantene e l’isolamento, nonostante paure e attese, nell’aria si comincia a sentire profumo di mimosa. Ed è giusto così, la vita vince su tutto.

L’anno scorso, per ricordare a modo nostro la festa della donna, abbiamo parlato della Marchesa du Chatelet (vedi post: 8 Marzo: alla scoperta di Emilie du Chatelet), dama del Settecento, compagna e musa di Voltaire, a sua volta filosofa e matematica di valore, ma anche donna mondana, dedita ai piaceri materiali.

Quest’anno parliamo di un’altra dama del Settecento, studiosa di filosofia, teologia, ma soprattutto, anche lei, grande matematica.  A differenza della prima, però, il personaggio di oggi rifiuta ogni piacere materiale per dedicarsi all’elevazione dello spirito e alla beneficenza, oltreché allo studio.

E come sempre il nostro viaggio inizia da un libro, perché non può essere diversamente. Sono le nostre “porte”. Il libro è un testo al confine tra filosofia e scienza. Un testo che riesce a farsi strada in un mondo, quello dei circoli culturali e scientifici dell’epoca quasi esclusivamente maschile.

MARIA GAETANA AGNESI

Ritratto.jpgParliamo di Maria Gaetana Agnesi, milanese, nata nel 1718 in una famiglia benestante che si è arricchita con il commercio della seta. Il padre, uomo ambizioso che ambisce ad emergere socialmente, ha sposato in prime nozze una nobildonna, unendo in tal modo il casato alla ricchezza. Rimasto vedovo, si è risposato altre due volte ed ha avuto in tutto 21 figli.

Maria Gaetana, nata dal primo matrimonio, sin da piccolissima dimostra di avere una intelligenza molto viva, una eccezionale capacità di apprendimento e doti mnemoniche altrettanto eccezionali: è, insomma, una bambina prodigio. Il padre capisce subito il valore della piccola e intravede la possibilità, proprio tramite lei, di elevarsi ulteriormente entrando anche nel mondo dell’alta cultura. Favorisce quindi l’istruzione della bambina,il duomo.jpg ignorando le critiche di quei tradizionalisti che non vedono di buon occhio una donna studiosa, e raccoglie nel salotto di palazzo Agnesi intellettuali di rango ed esponenti dell’illuminismo lombardo.

Palazzo Agnesi si trova in Via Pantano, dalle sue finestre si può vedere il Duomo. Nel bel salotto riccamente arredato si discutono, tra l’altro, le nuove teorie scientifiche: si parla di Newton e di calcolo infinitesimale.

Il libro

Propositiones-philosophicae.pngCresciuta in questo ambiente, Maria Gaetana a cinque anni già intrattiene gli ospiti del salotto parlando un perfetto francese, imparato dall’istitutrice; a nove anni parla anche latino, greco, tedesco, spagnolo, ebraico, tanto da essere soprannominata “l’oracolo settelingue”. Spinta dal padre studia con i migliori precettori; a diciotto disquisisce di filosofia, matematica e fisica. A vent’anni scrive e pubblica le “Propositiones Philosophicae”, testo nel quale presenta le sue centonovantuno tesi filosofiche. Il titolo completo dell’opera, tradotto in italiano suona così: “Tesi filosofiche esposte estemporaneamente da Maria Gaetana Agnesi nel corso di frequenti dibattiti che ebbero luogo a casa sua alla presenza d’uomini illustrissimi, e da lei difese contro le obiezioni che le si muovevano”.

 L’opera suscita grande l’ammirazione e il nome dell’AgnesiIstituzioni analitiche.jpg comincia a circolare negli ambienti culturali. Il salotto del padre diviene un punto di incontro di studiosi e intellettuali, ma anche di curiosi che vogliono vedere e sentire la ragazza prodigio.

Nel 1739, nel salotto si presenta il letterato francese Charles de Brosses insieme al cugino Loppin de Montmort, scienziato di professione. E’ scettico circa le reali capacità della giovane, vuole discutere con lei, sondarne l’effettiva preparazione e soprattutto metterla a confronto con un vero uomo di scienza. Alla fine deve ricredersi e resta stupito di fronte alla profondità delle conoscenze e delle argomentazioni di Maria Gaetana che definisce:

“un fenomeno… una cosa più stupenda del duomo di Milano”

La vocazione

La giovane, però, ha ben altre aspirazioni. In lei è nata una forte vocazione religiosa: vorrebbe farsi monaca ed entrare in convento. Ma questi sentimenti contrastano con i desideri del padre a cui la ragazza è molto affezionata e sottomessa: gli ha promesso che gli starà vicino e lo accudirà fino alla fine e non vuole mancare alla parola data. Continuerà quindi a studiare la matematica e le altre discipline scientifiche per nutrire la sua lucida mente razionale, ma chiede ed ottiene di vestire “semplice e dimesso, di recarsi ad ogni suo arbitrio in Chiesa, e di totalmente lasciare i balli, i Teatri e i profani divertimenti”.

Da quel momento Maria Gaetana tralascia ogni attività mondana, esce solo per assistere alle funzioni religiose e si dedica interamente allo studio delle scienze matematiche che, secondo le sue stesse parole, “ci conducono sicurissimamente a raggiungere la verità e a contemplarla, della qual cosa niente è più piacevole”.

Partecipa ancora alle “Accademie,” come lei chiama le dotte riunioni nel salotto di casa, durante le quali incontra altri studiosi e intellettuali e discute con loro. Mantiene anche contatti epistolari con personalità degli ambienti scientifici italiani ed europei; studia e collabora con Ramiro Rampinelli, monaco benedettino degli olivetani, matematico di chiara fama, insegnante presso le università di Napoli, Bologna e Pavia, esperto nella matematica infinitesimale.

Stampare … in casa

Nel 1748 scrive e dà alle stampe le “Istituzioni Analitiche ad uso della gioventù italiana”, il primo trattato completo e sistematico sul calcolo differenziale ed integrale, che ha anche il merito di aggiornare le teorie seicentesche con le nuove teorie elaborate nel corso del XVIII secolo. Il testo è composto da due volumi, 1000 pagine con 300 illustrazioni di disegni geometrici. Perché la giovane possa seguire meglio la fase della stampa, soprattutto per quanto riguarda le figure geometriche e i simboli matematici, il padre fa trasferire nel suo palazzo i torchi dello stampatore Richini. Ne esce un libro dalla bella veste editoriale, magnificamente illustrato, tuttora apprezzato e ricercato dai bibliofili.

L’opera suscita grande ammirazione in Italia e all’estero, viene tradotta in francese e inglese.    La prestigiosa Accademia delle Scienze di Bologna la chiama a farne parte; la Reale Accademia delle Scienze di Parigi, pur non potendola accogliere tra i suoi membri, a causa dello Statuto, elogia la sua opera, per la chiarezza e la profondità dei concetti esposti affermando: “ Le Istituzioni analitiche dell’Agnesi contengono tutta l’analisi di Cartesio e quasi tutte le scoperte che si sono fatte fino al presente nel calcolo differenziale e integrale”. I matematici e studiosi da tutta l’Europa scrivono a Maria Gaetana per confrontarsi sulle questioni più complesse. Riconoscimenti giungono anche dall’Imperatrice d’Austria e dal Papa. La prestigiosa Università di Bologna le offre la cattedra di Matematica, ma lei rifiuta, onori e incarichi pubblici non le interessano e poi non vuole allontanarsi da Milano ora che il padre ha problemi di salute.

La vita con i poveri

Nel 1752 il padre muore. Maria Gaetana ha 34 anni, ora è libera di seguire la sua vera vocazione:  ormai è tardi per prendere i voti, ma non per decidere di dedicare tutto il resto della sua vita ad aiutare i poveri e i sofferenti.

“L’uomo deve sempre operare per un fine, il Cristiano per la gloria di Dio; finora spero che il mio studio sia stato di gloria a Dio, perché giovevole al prossimo ed unito all’obbedienza, essendo tale anche la volontà e genio di mio padre: ora cessando questa, trovo mezzi e modi migliori per servire a Dio e giovare al prossimo, ed a questi devo e voglio appigliarmi”.

Così allestisce nella sua casa un ricovero per donne bisognose e malate e, quando lo spazio non è più sufficiente ad accogliere tutte le richieste, spende tutto il suo patrimonio per costruire un nuovo ricovero dalle parti di Porta Vicentina. E in quell’edificio si trasferisce e vive insieme ai poveri e in povertà lei stessa, riducendosi a elemosinare per mantenere i suoi protetti.

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Cortile di casa Agnesi

Quando nel 1771, su lascito del principe Antonio Tolomeo Trivulzio, viene costruito il Pio Albergo Trivulzio destinato a diventare un ospizio per vecchi poveri e malati, Maria Gaetana viene nominata direttrice del reparto femminile. Lì, in una modesta cameretta, quasi una cella monacale con tribuna sulla cappella, vivrà gli ultimi anni della sua vita dedicando tutta sé stessa all’aiuto dei bisognosi e allo studio delle Sacre Scritture. Si spegne nel 1799 e, come lei stessa ha voluto con un estremo atto di umiltà, viene sepolta in una fossa comune.

Un aneddoto curioso

Ritorniamo ora, per un attimo, al suo testo più importante le “Istituzioni Analitiche” che tanta notorietà le hanno dato, perché non si può parlare di questa opera senza parlare della “curva versiera di Agnesi”.

La curva .jpg

Curva versiera di Agnesi –  Witch of Agnesi

Tralasciando ogni spiegazione scientifica che esula da questo contesto, diciamo solo che si tratta di una particolare curva geometrica che ha molte proprietà interessanti che trovano applicazione in diversi campi della fisica.

La curva ha preso il suo nome, ma in realtà era già stata disegnata nel 1666 dal matematico Pierre de Fermat e descritta e studiata nel 1703 da Luigi Guido Grandi, né per altro l’Agnesi ha mai preteso di averne la paternità. E’ stata così chiamata erroneamente, in epoca successiva, perché è stata lei, con il suo trattato, a darne una spiegazione compiuta e a renderla famosa.

Sul termine versiera ci sono diverse interpretazioni che noi ora non analizziamo, ma vale la pena di mettere in evidenza una bizzarra curiosità: versiera sta per avversaria, il termine all’epoca era attribuito alle streghe. Per questo motivo nell’edizione inglese i traduttori hanno definito la curva “witch of Agnesi”, la strega di Agnesi, e tuttora nel mondo anglosassone è chiamata così.

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