Storia di una gran dama, di un viaggio e di un diario ritrovato

Salotto letterario nel XVIII secolo

E’ ormai una nostra consuetudine, per l’8 marzo, Festa della donna, pubblicare un post dedicato ad una donna che in qualche modo si sia distinta nella storia letteraria, e non solo, della sua epoca.

Nel 2019 abbiamo scritto della Marchesa du Chatelet, francese, musa ispiratrice del grande filosofo Voltaire, ma lei stessa donna di grande cultura e intelligenza, filosofa, matematica, nonché donna di mondo.

Nel 2020 è stata la volta di Maria Gaetana Agnesi, di famiglia lombarda, filosofa, matematica e donna di grande spiritualità. Quest’anno sale alla ribalta del nostro blog un’altra nobildonna, vissuta a Roma, anch’essa personaggio di notevole intelligenza e cultura. Queste tre donne hanno qualcosa in comune. Tutte e tre appartengono alla nobiltà e tutte e tre sono vissute nel 1700.

A questo punto è opportuno fare un brevissimo excursus sulla condizione femminile nel secolo dei lumi.

Il ‘700 è il secolo dell’illuminismo, della rivoluzione industriale, della nascita della sperimentazione scientifica. Qualcosa sta cambiando e cambia anche per la donna, da sempre considerata inferiore all’uomo, dotata di minori capacità intellettive, tanto da non ritenere necessario avviarla a studi superiori. Siamo, però, ancora ben lontani dall’emancipazione femminile; bisogna aspettare altri due secoli e arrivare al 1900 perché questa si possa concretizzare. La donna è ancora considerata un essere inferiore e quindi subordinato all’uomo.  Ma in certi ambienti, culturalmente più evoluti, la donna comincia ad essere apprezzata quando ha la possibilità di manifestare la sua intelligenza e le sue capacità. Certo si tratta dell’ambiente ristretto della nobiltà o dell’alta borghesia. E’ da questa cerchia privilegiata che provengono, infatti, tutte le donne che hanno avuto la possibilità di emergere, spesso grazie al fatto di avere un padre, o un altro parente, particolarmente “illuminato”, il quale, riconosciute in loro particolari doti, hanno assecondato il desiderio di conoscenza permettendo loro di approfondire gli studi e di confrontarsi con la società culturale dell’epoca. Chiusa questa parentesi, torniamo al personaggio di cui vogliamo parlare quest’anno.

Ritratto di una gran dama

Si tratta della Marchesa Anna Margherita Sparapani Boccapaduli e del suo “Diario di viaggio in Italia”. Probabilmente il suo nome è poco conosciuto, ma, come vedremo, si tratta di un personaggio veramente notevole.

Anna Margherita Catharina Sparapani nasce nel 1735 in una nobile e ricca famiglia di Camerino che tra i suoi antenati annovera anche un cardinale. E’ ancora piccola quando perde tragicamente prima due fratelli e poi il padre. Con la madre viene accolta, a Roma, in casa di alcuni prozii, di alto lignaggio, eruditi e ricchi mecenati.

Anna Margherita Catharina Sparapani

Nel 1754, con un matrimonio combinato, sposa il nobile Giuseppe Boccapaduli, ma l’unione non è fortunata. Il giovane si rivela un gaudente spendaccione, pieno di debiti, tanto che ad un certo punto la sua stessa famiglia chiede l’intervento del Papa il quale, con un apposito decreto, gli proibisce di stipulare qualsiasi contratto, nomina un amministratore e gli ordina di tornare a vivere con i genitori. 

Margherita, pur continuando a mantenere qualche contatto con il marito, è ora una donna libera di vivere la vita a suo piacimento. Per di più è molto ricca perché, oltre ai beni della sua famiglia, eredita anche quelli dei prozii. Una vera fortuna che lei, donna di grande intelligenza, sa far fruttare bene, circondandosi di amministratori capaci e fedeli.

A tutto questo si aggiunga il fatto che la marchesa è donna molto amabile e di grande avvenenza.

Ama circondarsi di persone colte e in breve il suo salotto romano diviene un punto d’incontro frequentato da intellettuali, eruditi ed artisti italiani, ma anche stranieri, in visita a Roma nel corso dei loro “Grand Tour”. 

Ama le antichità, le opere teatrali, la storia e soprattutto le scienze naturali; segue presso l’Università della Sapienza corsi di anatomia, di scienze e di fisica, sotto la direzione di allievi di Newton. Possiede una ricca e varia biblioteca, inoltre acquista materiali e strumenti scientifici di ogni genere, con i quali, nel suo palazzo, attrezza a laboratorio alcune stanze nelle quali studiare ed effettuare esperimenti.

In un locale fa allestire, dal grande architetto ed incisore Giambattista Piranesi. un gabinetto detto “delle farfalle” (vedi immagine); in altri locali raccoglie le sue numerose collezioni naturalistiche: minerali di ogni tipo, fossili, conchiglie, spoglie di animali, tra cui persino un serpente e un grande coccodrillo.

Margherita e Alessandro: una grande amicizia

Nel 1767 Margherita conosce Alessandro Verri, letterato milanese, fratello del più famoso Pietro Verri. Alessandro è giunto a Roma reduce da un viaggio a Parigi e a Londra in compagnia di Cesare Beccaria, amico di famiglia.

A Roma il Verri rimane affascinato dalla città e…dalla nobildonna, della quale diventa subito grande e fedele amico e confidente e tale rimarrà per tutta la vita. Non sappiamo con certezza se tra loro ci siano solo rapporti di pura e semplice amicizia, come apparirebbe, ma di certo sappiamo che il loro rapporto è molto intenso ed insieme viaggiano e vivono per lunghi periodi.

Questi viaggi e questi soggiorni sono spesso dovuti alla necessità di visitare i numerosi possedimenti, terre e residenze sparse un po’ in tutto il centro Italia dalle Marche al Lazio, di proprietà della marchesa, che lei amministra anche con l’aiuto dell’amico Alessandro. 

Il Verri è qualcosa di più del “cavalier servente”, come usa all’epoca, nell’alta società. Letterato raffinato rappresenta un grande stimolo culturale: accanto a lui, Margherita si appassiona alla lettura dei classici e si cimenta anche nella scrittura.

Di questa profonda amicizia rimangono numerose testimonianze scritte: sono note, appunti e lettere di entrambi, scritte ad amici e soprattutto quelle inviate da Alessandro al fratello Pietro. 

Il Grand Tour d’Italia (1794-95)

Nel settembre del 1794, i due decidono di intraprendere un viaggio prima nel Nord d’Italia e poi nel Sud. Margherita è spinta dalla curiosità di conoscere e non è spaventata dai disagi che dovrà affrontare: strade sconnesse, carrozze scomode, locande squallide, possibili incontri spiacevoli con briganti. 

L’itinerario nel Nord prevede visite a Venezia, Padova, Milano, e poi Como e i Laghi Maggiore e di Lugano, Torino, Genova, l’Emilia, la Toscana e le Marche.

A Milano giungono ai primi di dicembre, un dicembre particolarmente nevoso e gelido con temperature che scendono a 11 gradi sotto zero. Un clima che la nobildonna, abituata a quello mite di Roma, mal sopporta. Tuttavia, non si scoraggia e vuol sfruttare ogni occasione che le si presenti, anche a costo di ammalarsi. Scrive infatti Alessandro ad un amico:” La Signora ha voluto godere i veglioni e si è raffreddata… Il clima è molto diverso dal romano e il divertimento non le fa riflettere a sufficienza questa gran diversità”. A Milano visitano chiese, musei, biblioteche, frequentano ricevimenti e rappresentazioni al Teatro alla Scala. All’Università si incontrano con il biologo Lazzaro Spallanzani e con Alessandro Volta, l’inventore della pila. Ma, soprattutto, incontrano Pietro Verri, che è molto curioso di conoscere finalmente questa dama, della quale il fratello gli ha scritto grandi lodi sul suo carattere amabile, la sua bellezza e la sua intelligenza.

In ognuna delle grandi città visitate i nostri due frequentano l’alta società del posto, incontrano vecchie e nuove conoscenze e Margherita fa grandi acquisti, libri e oggetti d’arte che fa spedire alla sua casa di Roma. 

Nelle Marche si fermano, per trascorrere l’estate nel grazioso paese di Pievefavera che fa parte dei possedimenti della marchesa.

Nell’ottobre del 1795 decidono di riprendere il viaggio e di proseguire per il Sud, sempre accompagnati dal loro seguito di segretari e camerieri.

Qui troveranno strade in condizioni peggiori, poco frequentate e “impratticabili e piene di assassini” come Margherita scriverà nel suo diario. Ma i disagi non smorzano l’entusiasmo dei viaggiatori. Ora alla vita di società e ai ricevimenti, preferiscono scoprire le bellezze naturali e artistiche dei posti e osservare la vita della gente comune. Visitano musei e le rovine dell’antichità (Pompei, Ercolano…) e non esitano a salire fin quasi in cima al Vesuvio, a dorso di muli e poi a piedi. Margherita ha da poco compiuto sessant’anni e il suo fisico comincia ad appesantirsi, ma la donna affronta l’ardua salita con la sua solita vivacità; questo suscita ancora una volta, l’ammirazione di Alessandro. Sulla strada del ritorno, nei pressi di Benevento, a causa della strada dissestata, la carrozza si ribalta e la marchesa si ferisce e deve restare a letto per 15 giorni.

Ripreso il viaggio, il 21 dicembre la comitiva rientra finalmente a Roma.

Il Diario del viaggio

Durante il viaggio la marchesa tiene un Diario molto preciso e questa è una cosa piuttosto insolita per una donna, un po’perché, a quell’epoca, le donne viaggiano ancora poco e poi perché raramente mettono per iscritto le loro impressioni, al massimo le affidano a brevi scambi epistolari, indirizzati ad amici. Sono, invece, molto più numerose le relazioni di viaggio scritte da uomini.

Il diario di Margherita costituisce quindi una testimonianza storica e culturale piuttosto rara ed interessante. Ma presenta anche altre caratteristiche particolari.  In genere i nobili viaggiatori dell’epoca se ne stanno chiusi nelle loro carrozze, con le tendine ben tirate soprattutto quando attraversano zone di campagna che non ritengono degne della loro attenzione.

Margherita è, invece, interessata a tutti i paesaggi naturali. E’un’attenta osservatrice di ogni cosa: la sua attenzione non va solo ai grandi monumenti, alle opere d’arte, ma si sofferma su ogni aspetto dei luoghi che attraversa: il clima, lo stato delle strade e delle locande, le abitudini della gente semplice che incontra. E poi c’è tutto il mondo minerale e animale che, con grande curiosità e metodo scientifico, che le è caratteristico, studia con cura. Ogni pietra, ogni roccia, ogni animale, anche il più piccolo topolino di campagna: tutto la entusiasma e può servire per ingrandire la sua già formidabile collezione naturalistica.

Interessante, infine, è anche la storia del ritrovamento di questo diario. Il testo è diviso in due parti: la prima descrive il viaggio nel Nord Italia, la seconda quello nel Sud. Consisteva in origine di 556 pagine che però in parte sono andate perse. Della prima parte si hanno solo dei frammenti che all’inizio del 1900 sono stati copiati dal manoscritto, in seguito sparito, e che ora si trovano a Milano presso la Società Storica Lombarda. La seconda parte ha avuto miglior fortuna perché, anche se l’originale è andato perso, all’epoca era stato trascritto completamente dal segretario della marchesa e questa copia è ora conservata presso l’archivio di Stato di Roma.

Vale la pena di raccontare come questa trascrizione è stata fortunosamente ritrovata dopo circa due secoli. Nel 1960 un commerciante romano di libri usati fa sapere che possiede molte carte provenienti dal Palazzo del Drago alle Quattro Fontane, che a lui sono state consegnate come carte da macero. Si tratta di 10 quintali di fogli sciolti. L’Archivio di Stato coglie al balzo l’occasione, nella speranza di trovare, tra tante scartoffie senza valore, qualche documento importante, e acquista tutto per 200mila lire. L‘opera per dare un ordine a quelle carte è stata lunga e faticosa, ma così si è scoperta la copia completa della seconda parte del nostro diario più altri scritti, annotazioni e lettere della Marchesa Margherita Sparapani Boccapaduli, una donna, come abbiamo visto, davvero eccezionale.

  2 comments for “Storia di una gran dama, di un viaggio e di un diario ritrovato

  1. 10 marzo 2021 alle 14:20

    Grazie per il racconto, veramente interessante 🙂

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