NON SOLO LIBRI: UNA RIVISTA ED UN RITRATTO “SCANDALOSO”

Londra, Piccadilly Circus, dipinto di George Hyde Pownall – inizio XX sec.

Londra, 30 agosto 1889. In una saletta dell’Hotel Langham tre gentiluomini stanno cenando.

Uno si chiama J.M. Stoddart, è un americano giunto da poco in Inghilterra con un incarico ben preciso: come editore e redattore del Lippincott’s Magazine, rivista stampata a Filadelfia e contemporaneamente a Londra, deve incontrarsi con due giovani scrittori inglesi per commissionare delle storie da pubblicare sulla sua rivista.

E la storia di oggi nasce proprio da quella rivista, da un romanzo pubblicato inizialmente sulla sua fragile e povera carta e solo successivamente in forma di libro. A cavallo tra XIX e XX secolo era d’uso comune tentare inizialmente il lancio di nuovi racconti e romanzi su riviste per il basso costo e l’ampio pubblico che si poteva raggiungere. Ma questa è un’altra storia. Ora torniamo alla rivista che abbiamo in mano, fragile, consunta ma restaurata da mani esperte e amorevoli. Perché ha molto ancora da raccontare questa carta imbrunita.

I due autori attorno al tavolo sono Arthur Conan Doyle e Oscar Wilde.

Conan Doyle ha già pubblicato, con successo, “Uno studio in rosso”, il suo primo romanzo che vede protagonista Sherlock Holmes. Ora promette all’americano di scrivere un’altra avventura dell’investigatore: “Il segno dei quattro” che verrà pubblicato nel 1890.

Dal canto suo Oscar Wilde invia un racconto breve, “Il pescatore e la sua anima”. Ma l’editore vuole qualcosa di più lungo, almeno il doppio, e lo scrittore si mette al lavoro su un’idea che da tempo sta sviluppando. Nasce così “Il ritratto di Dorian Gray”, la sua opera più famosa, che viene pubblicata sulla rivista nel luglio del 1890, dopo che l’editore ha eliminato alcune parti ritenendole troppo scabrose. Nonostante questa censura, il rivenditore inglese della rivista rifiuta di tenere in magazzino l’opera. Dobbiamo considerare che siamo in pieno periodo vittoriano e l’argomento trattato è davvero troppo audace per quell’epoca.

L’anno successivo l’editore inglese Ward, Lock and Co decide di pubblicare di nuovo il romanzo, questa volta in un unico volume, aggiungendo alcuni capitoli e una prefazione nella quale l’autore giustifica la sua opera, sostenendo la tesi che il giudizio artistico deve essere sempre separato da quello morale. Scrive:

“Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto”.

Ma ancora l’opera suscita scandalo tanto che nel 1895 l’autore verrà processato e condannato, per omosessualità, a due anni di carcere e lavori forzati. Precisiamo che non è solo colpa di Dorian Gray se Wilde finisce in prigione. In effetti, da tempo, i comportamenti dello scrittore sono ritenuti scandalosi e immorali.

Oscar Wilde: uno scrittore, un dandy

Figlio di un medico e di una poetessa, Oscar eredita dalla madre, donna eccentrica, un carattere anticonformista. E’ un ragazzo intelligente, ironico, dalla battuta pronta e pungente. Studia con profitto; ad Oxford si mette in luce per la sua passione per i classici greci, ma anche per certi suoi atteggiamenti stravaganti, ritenuti sconvenienti secondo la mentalità dell’epoca. Per questo motivo non sempre è ben visto dagli altri studenti e talvolta anche da alcuni professori. Più tardi, pur continuando a destare scandalo per l’eccentricità del comportamento, Wilde diviene il re incontrastato dei salotti raffinati grazie alla sua arguzia e la brillante conversazione.

E si può ben dire che Wilde di eleganza se ne intende: tutta la sua vita e le sue opere lo pongono come uno dei maggiori esponenti di quel fenomeno sociale e culturale, che si diffonde nel XIX secolo in Inghilterra, chiamato estetismo.

Wilde è un perfetto dandy: ama circondarsi di lusso, veste in maniera raffinata e stravagante, gli piace svolgere sempre un ruolo da protagonista, essere al centro dell’attenzione e stupire con i suoi atteggiamenti e le sue battute piene di spirito e di ironia.  Molti sono gli aneddoti che si raccontano su di lui. Quello forse più famoso la dice lunga sull’alta considerazione che ha di sé stesso. Durante un viaggio negli Stati Uniti, alla dogana, alla domanda se ha qualcosa da dichiarare, risponde:” Nulla, tranne il mio genio”.

Al comportamento eccentrico ed anticonformista, si aggiunge il fatto che, pur essendo sposato ed avendo due figli, lo scrittore intrattiene relazioni omosessuali con alcuni giovani. Ciò è molto grave per la morale dell’epoca, tanto da essere considerato un reato e per questo motivo è processato e condannato al massimo della pena, due anni di carcere durante i quali, il raffinato dandy soffre molto, dovendo sopportare grandi disagi, fame, malattia, lavori forzati.

Ne esce distrutto nel fisico e nello spirito. Lascia l’Inghilterra, viaggia in Italia e infine si ferma a Parigi dove vive una vita solitaria, assillato da problemi economici, e infine muore a soli 46 anni.

L’estetismo e il mito dell’eterna giovinezza

L’Oscar Wilde scrittore ha lasciato una ricca eredità di opere: poesie, saggi, opere teatrali che tuttora vengono rappresentate con grande successo, e poi tanti aforismi, qualche centinaio, che si trovano sparsi in tutte le sue opere e che sono diventati famosissimi. In essi ritroviamo l’essenza della vita e del pensiero del loro autore.

Ritorniamo ora alla sua opera più conosciuta, “Il ritratto di Dorian Gray”, unico romanzo da lui scritto, considerato il manifesto dell’estetismo.

La carriera del libertino – dipinto di William Hogarth

In contrasto con il puritanesimo vittoriano, che considera scopo principale dell’arte quello di educare, Wilde ritiene che ciò che conta sia la bellezza e non la morale.

Nella sua vita, come nelle sue opere, è predominante la ricerca, a volte esasperata, di ciò che è bello, elegante, “diverso” in contrapposizione con tutto ciò che è banale.

La bellezza diviene un valore assoluto e la giovinezza, che rappresenta il periodo della vita in cui la bellezza si manifesta nella sua pienezza, “è l’unica cosa che valga la pena di possedere”.

La vicenda di Dorian Gray, che dedica tutta la sua vita a perseguire un ideale di bellezza e di eterna giovinezza è conosciutissima. Su di essa sono stati scritti fiumi di parole; ha ispirato un gran numero di rappresentazioni teatrali e cinematografiche, a dimostrazione del fatto che il suo messaggio è tuttora attuale. Come tutti i grandi capolavori, il suo valore rimane inalterato nel tempo perché, dopo tutto, l’uomo è sempre lo stesso, può cambiare il suo modo di vivere, ma i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue aspirazioni sono stati, sono e saranno sempre gli stessi. Dorian Gray è un bellissimo giovane che viene indotto a vivere una vita dedita ai piaceri più sfrenati e perversi, senza peraltro curarsi del male che può provocare ad altri.

Il ritratto di Dorian Gray

Ma, “innamorato” com’è della sua bellezza, non vuole che il tempo e i vizi deturpino il suo aspetto esteriore. Di fronte ad un suo ritratto, che lo rappresenta giovane e affascinante, esprime il desiderio che sia la sua immagine, al posto suo, ad invecchiare e a recare gli inevitabili segni della vita, mentre a lui è concesso di conservare intatto il suo fisico. Da quel momento la vita del giovane si svolge in un crescendo di edonismo smodato, dissolutezza e nefandezze che puntualmente intaccano solo la bellezza del giovane ritratto. Ma quando, un giorno, Dorian si trova di fronte al dipinto che ormai rappresenta un vecchio ripugnante, il quale non è altro che la raffigurazione della sua anima corrotta, non ne sopporta la vista e squarcia la tela. Così facendo l’uomo si dà la morte e, mentre il suo corpo si trasforma manifestando tutta la vecchiaia e il degrado per la vita viziosa vissuta, il ritratto riacquista la sua immagine iniziale, quella di un giovane bellissimo e ancora incontaminato.

E’curioso notare come quest’opera sia stata scritta da un uomo che professa a gran voce che l’arte non ha alcun fine didattico, che ciò che conta è la bellezza e la morale non ha alcuna importanza. Opinione che, come abbiamo visto, ha scandalizzato profondamente la benpensante e pudica società inglese di fine Ottocento. Ai nostri occhi, più disincantati e meno ipocriti, questo romanzo mostra invece un messaggio positivo. L’essere umano aspira a mantenersi giovane e rifugge dall’idea di invecchiare, ma deve accettare la realtà: la giovinezza eterna è solo un’illusione. E, soprattutto, non si può barattare la propria anima, non si può sfuggire in eterno al proprio destino e non si può tacitare la propria coscienza per sempre. Chiaramente, Oscar Wilde ci dice che prima o poi tutti dobbiamo pagare per il male che facciamo! Ma sicuramente lo scrittore vuol lanciare anche un altro messaggio: in quest’opera, infatti, si può leggere una critica alla società vittoriana, che sotto la sua ricchezza e l’apparente bellezza nasconde ipocritamente disuguaglianze.

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