A Proposito di Scelte, Fili Conduttori e Anima

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Bancarelle di libri sul lungosenna a Parigi – incisione da ” Physiologie des Quais de Paris” di Victor Uzanne

Di recente un’importante Club dedicato al mondo della bibliofilia ha indetto un concorso per la miglior collezione libraria di un giovane. Esaminando i criteri di ammissione si scopre che punto focale del concorso è “la coerenza della collezione” ed il suo “rigore bibliografico”, la raccolta cioè deve avere uno specifico tema che la caratterizzi (autore, stampatore, periodo storico, legature, ecc…), l’importante è, quindi, avere un filo conduttore. Naturale per il collezionista chiedersi a questo punto quale sia il “filo” della sua raccolta. Ed è stato inevitabile, nel mio caso, rendermi conto che dopo tanto tempo e raccolte, un filo non l’avevo. Come era successo? Lo avevo avuto e l’ho perso? Non l’ho mai trovato? Come ha lavorato la mia mente di amatore dei libri in questi anni?  Perché scegliamo da uno scaffale, sia esso fisico o virtuale, un libro piuttosto di un altro?

Se è vero che a metà del cammin della mia vita avevo letto centinaia di libri “moderni”, che cosa è successo quando ho avuto in mano il primo libro da collezionare e non solo da leggere?

Una storia leggera come la carta e l’aria…

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Fase di caricamento dell’idrogeno nel Pallone aerostatico di Sir Lunardi – 1784

By: leportedeilibri

Il calendario avverte che il mese di settembre volge al termine. Nell’aria in questi giorni un vento schietto, persistente. Non vi è momento migliore dunque per ricordare un altro settembre “d’aria”, circa due secoli orsono, nel quale l’uomo tagliò le radici con la sua “terra”. E l’occasione è buona anche per presentare un collaboratore del blog i cui contributi compariranno con lo pseudonimo di “palloncinoGrigio” e che ci racconta questa avventura “leggera” come la carta e l’aria.

Due libri, due tappe della storia del volo umano

19 settembre 1783 – 15 settembre 1784

By: PalloncinoGrigio

Tanto è stato scritto sul desiderio dell’uomo di innalzarsi nel cielo e sui suoi sforzi per farlo. Sin dalla più lontana antichità, dal mito eterno di Icaro fino alla recente conquista dello spazio cosmico, passando per gli esperimenti di Leonardo: sogno e scienza. Ci sono voluti millenni, ma alla fine l’uomo, con l’intelligenza e la perseveranza, ce l’ha fatta a realizzare il suo sogno: c’è qualcosa di grande, di eroico in questo desiderio di elevazione che sfida la stessa natura umana che ci impone di strisciare attaccati alla terra. L’uomo non si è dato per vinto, ha lottato, una lotta lunga, difficile che ha fatto anche tante vittime, ma un giorno un essere vivente è riuscito a staccarsi dal suolo, per pochi metri, per pochi minuti. E’ stato l’inizio di una grande epopea.

C’è un libro che, forse più di altri, racconta i primi passi di questa avventura: è stato scritto da un testimone oculare, un uomo di scienza e quindi attendibile.

Seguendo orme d’inchiostro…

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Come reagireste se, giunti a casa dopo una lunga giornata di lavoro, appoggiata la 24 ore o la borsa in un angolo, sedendovi per due secondi di relax sulla poltrona ed aprendo l’ultimo best-seller appena acquistato, vi cadesse l’occhio sul frontespizio “decorato” da vostro figlio/figlia con una bella manina immortalata con pennarello? Non è scontata la reazione come potrebbe sembrare ad un’analisi superficiale.

Direi che potremmo trovarci di fronte tre possibili varianti:

  • Il lettore “Usa e Getta”. Questo tipo di lettore non si scomporrebbe più di tanto, una volta letto il libro verrebbe depositato in un angolo e forse mai più riaperto. Appreso il suo testo perderebbe il suo interesse. Quello che conta è il contenuto, non il contenitore. La “manina” di suo figlio verrebbe presto dimenticata. A volte è lui per primo a segnare i libri con “orecchie” considerando il segnalibro un inutile orpello.
  • Il Lettore “amatore o bibliofilo perfezionista”. Questo lettore, diversamente dal primo, non considera il libro importante per il solo contenuto ma riconosce il suo valore anche come contenitore. Custodisce libri con passione e ordine; sugli scaffali li suddivide per autori, argomenti oppure, a volte, per colori e dimensioni. L’amatore se potesse toccherebbe i libri con i guanti, difficilmente li presterebbe e soffrirebbe di crisi d’ansia in attesa della restituzione. Il Bibliofilo perfezionista ricerca testi intonsi, inorridisce di fronte alla mancanza anche solo di una carta bianca osservando segni di tarlo seppur marginali. In questo caso, è ovvio, trovare quella “manina” sulla pagina iniziale sarebbe un affronto per il lettore e un oltraggio che il pargolo ricorderebbe, causa reprimenda genitoriale, per gli anni a venire.
  • Il lettore “Esploratore o Bibliofilo passionale”. Qui il discorso diventa complesso. Questo tipo di lettore bibliofilo è stato quasi sempre precedentemente un amatore dei libri perfezionista. E’ passato dalla fase “maniacale” della conservazione e della perfezione, ma è andato oltre. Si è fatto travolgere dalla passione, ha incominciato a intravedere un senso dietro quei “difetti” che inizialmente detestava. Ha imparato ad apprezzare i segni del passaggio dell’uomo che, al suo nuovo sguardo, arricchiscono invece di sminuire il valore di un’opera. Tracce di vita dei libri. Non la ricerca della perfezione, la ricerca di un’anima. Il bibliofilo osserverà la “manina” di suo figlio e sorriderà pensando alle “manicule” incontrate nelle scorribande librarie.

Ma cosa sono le “manicule”?

Autunno dietro le porte.

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“Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie”

Così scriveva Ungaretti nel luglio del 1918 pensando ai soldati ed ai passati autunni.

Foglie che stanno per cadere nell’autunno imminente in attesa che un’estate ostinata si ritiri. Foglie sparse nell’aria, raccolte e conservate. Foglie (e fiori) ritrovati dopo anni, decenni, secoli trascorsi all’interno di libri.

Una delle scoperte più curiose in tal senso giunse, inaspettata, qualche anno or sono, sfogliando un piccolo libro giapponese stampato nel periodo EDO (periodo equivalente in Europa ai secoli tra il XVII e il XIX ) con xilografie di TACHIBANA MORIKUNI (all’incirca databile nel decennio 1730-1740), libro acquistato al mercatino di Piazzale Diaz a Milano. Circa il mercato di libri usati e antichi di Piazzale Diaz avrò modo di soffermarmi più avanti poiché di sicuro tale evento merita un post “ad hoc”.

Al momento basti sapere che, quella domenica, tra le tante bancarelle una presentava libri provenienti dal Giappone e dall’area indocinese. Ad attirare la mia attenzione fu un volumetto dedicato alla vita delle donne, i loro usi e costumi nel Giappone tra il XVIII e il XIX secolo. Un libretto densamente illustrato ed evocativo che acquistai per espandere i confini di una piccola biblioteca in crescita. Il testo è da leggere in senso contrario all’uso occidentale e già per questo è  una “porta” per un mondo a noi culturalmente lontano, con tutto il fascino ed il mistero che tale diversità reca con sé.

Il libro, rilegato in washi e stampato su carta di riso, molto delicata rispetto alla carta in uso nel XVIII secolo in Europa, mostrava tutti i segni del tempo accentuati dalla fragilità del materiale. Lo sfogliai dunque con estrema delicatezza senza alcuna percezione, nei primi passaggi, del piccolo tesoro che celava. L’apertura e la prima “sfogliatura” di un libro usato, vecchio o antico, appena acquisito, è infatti un’ operazione che affronto con trepidante attesa nella speranza, a volte ripagata, di scovare ricordi di vite e di uomini.In questo caso, però, ad una prima occhiata nulla traspariva e se mai qualcosa fosse stato custodito in passato tra quelle pagine, pensai, era evidentemente già stato asportato da proprietari precedenti.

Ma mi sbagliavo.

Un libro, le sue “vite”…

Il primo post è come la prima pagina di un romanzo. Un grande spazio vuoto che attende di essere riempito. La natura, da sempre, aborre il vuoto.

Quale libro scegliere allora per iniziare il lungo viaggio?

La partenza non vedrà protagonista un libro antico, non sarà nemmeno un libro d’arte. Non sarà un libro raro, non sarà un libro di valore. Non parleremo nemmeno (ma non sarà così nei prossimi post) dell’argomento di cui tratta.

Possibile?

La nostra storia inizia con un piccolo prontuario farmaceutico. Un dono proveniente da un mercatino di libri usati di un piccolo villaggio francese della Bretagna, Becherel. Un libro semplice. Un prontuario nato a Parigi, il “Formulaire Astier” stampato da Librarie du Monde Medicale nel 1928. Eppure, dischiuse le sue pagine, questo piccolo libro riservava al suo interno storie, avventure, vite e viaggi. In un libro tutto il senso di questo blog. Sappiate infatti che all’interno del libro ritrovai biglietti, cartoline, scritti. Frammenti di vite che riuscii in parte a ricostruire seppur con le inevitabili lacune che altro non fanno se non aggiungere il giusto tono di mistero alla narrazione.

Il viaggio inizia…

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Cosa potrebbe raccontare un libro se avesse il dono della parola?

Al di là del testo contenuto, del messaggio stampato sulle pagine di carta, avrebbe altro da raccontare?

In 4 anni di avventure librarie, di cacce fruttuose ed infruttuose, di conquiste e amare sconfitte, ho incontrato sul mio percorso libri che avevano molto da raccontare.

Libri rilegati in pelle, in pergamena, in tessuto, in cartone, in tela.

Libri di carta di stracci, libri con pagine di cellulosa.

Libri stampati con caratteri mobili e con procedure di stampa moderne.

Libri vecchi, libri nuovi, libri antichi e libri d’arte.

Libri intonsi e libri “vissuti”, capaci di celare al loro interno segni, tracce, messaggi di uomini e donne lontane nello spazio e nel tempo che li hanno letti, posseduti, amati.

Ognuno di quei libri portava in dono qualcosa.

Una firma di possesso da cui iniziare un’indagine a ritroso nei secoli.

Un fiore essicato appartenuto ad una nobildama.

Manicule e parentesi di antichi appunti cinquecenteschi.

Cartoline e biglietti di viaggio testimoni di avventure per terra e per mare.

Questo sono e sono stati per me i libri: porte aperte su mondi infiniti, viaggi su oceani di inchiostro con vele di carta.

Questo Blog nasce per trovare un luogo della memoria, un contenitore di ricordi ed emozioni e per il piacere di condividere con chi, come me, è affetto da una patologia incurabile, degenerativa e senza cura: l’amore per i libri.