L’Esposizione Universale di Filadelfia del 1876: una storia anche italiana

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Nel corso del 1876, a Milano, dallo stabilimento tipografico dell’editore Edoardo Sonzogno uscì, a dispense, la cronaca dettagliata della grande Esposizione Universale che si teneva in quei giorni a Filadelfia.

Si trattava di 80 dispense, al costo di 25 centesimi l’una (20 per gli abbonati), destinate ad essere poi assemblate e rilegate in due volumi. Un’opera imponente che raccontava ai lettori italiani tutto quello che c’era da sapere su quell’evento eccezionale: articoli di vari autori e centinaia di pregevoli illustrazioni in bianco e nero raffiguranti gli eleganti i padiglioni in cui si svolgeva l’esposizione, momenti e manifestazioni particolari, le novità tecnologiche esposte, ma anche suggestivi paesaggi degli Stati Uniti, un paese ancora poco conosciuto dalla maggior parte degli italiani.

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Il risultato sono due volumi di grande formato che sfogliati adesso, dopo più di cento anni, aprono infinite porte su una manifestazione insolita ed eccezionale per l’epoca, su un paese allora ancora nuovo, ma soprattutto su un mondo così diverso da quello in cui viviamo e che è interessante scoprire, come tutto ciò che fa parte del nostro passato.

L’ “Esposizione centennale delle arti, della manifattura e dei prodotti del suolo e delle miniere” si tenne a Filadelfia dal 10 maggio al 10 novembre del 1876. La scelta del luogo e dell’anno era dovuta al fatto che si voleva commemorare la nascita degli Stati Uniti d’America, avvenuta lì, a Filadelfia, cento anni prima, il 4 luglio 1776 quando i rappresentanti delle prime tredici colonie avevano proclamato solennemente la propria indipendenza.

Per questo motivo, sul frontespizio dell’opera compare l’immagine di una campana: è quella che suonando a festa aveva annunciato al popolo il grande evento.

Sulla prima pagina della prima dispensa, inoltre, compare la raffigurazione del busto di Giorgio Washington, statua che fu realizzata per l’occasione dallo scultore Pietro Guarnerio e che è stata esposta, insieme ad altre opere artistiche, nel padiglione italiano. Washington non è rappresentato in posa solenne a cavallo, come solitamente siamo abituati a vedere, ma nell’atto di rinunciare al potere per ritirarsi a vita privata. Un’ aquila, simbolo degli Stati Uniti, completa la base del busto.

“… la giovane America ha aperta una palestra artistica, scientifica, industriale e commerciale a tutte le nazioni del mondo: ha aperto un convito dei popoli, che tale si può chiamare un ‘ Esposizione Universale”

Così cita l’articolo introduttivo della prima dispensa, dopo aver riportato un passo della Dichiarazione d’ Indipendenza.

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Il padiglione italiano

Seguono poi tutti gli articoli, di autori diversi, per la maggior parte non firmati, che ripercorrono sempre lo stesso schema: ci sono i cataloghi degli espositori e poi le varie rubriche, quella che descrive i diversi padiglioni, quella della cronaca degli avvenimenti che si susseguono, quella delle invenzioni tecnologiche, quella che riguarda il padiglione italiano e le sue varie iniziative e via dicendo. Il tutto, come si è visto, illustrato da centinaia di bellissime incisioni. 37 sono le nazioni partecipanti. L’Italia è presente con 1092 espositori.

E’ curioso, a questo proposito, notare come la redazione delle dispense Sonzogno esprima aspre parole di critica nei confronti del governo italiano che non ha voluto rispondere all’invito a partecipare a tale manifestazione e non ha dato quindi nessun tipo di aiuto all’iniziativa. Si sono mossi invece, con entusiasmo ed efficienza molti privati, imprenditori e non, che si sono uniti in comitati e hanno reso possibile una partecipazione consistente e rappresentativa del nostro paese.

Ampio spazio è dedicato alla descrizione di quella che, con un termine moderno ormai di uso comune, chiamiamo location, descrizione da cui traspare un grande apprezzamento ed anche un senso di meraviglia per la modernità, l’efficienza e non ultima la bellezza delle soluzioni trovate.

I padiglioni si trovano in un grande parco di 450 acri alla periferia della città, raccolti intorno ad un piccolo lago e divisi tra loro da piacevoli giardini e boschetti.

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L’inaugurazione

Per la prima volta, rispetto alle precedenti Esposizioni Universali che erano tutte racchiuse in un unico edificio, questa Esposizione si snoda in diversi edifici separati, organizzati per tema.

Ai 5 più importanti, il padiglione centrale, quello delle arti, dei macchinari, dell’orticoltura e dell’agricoltura, si aggiungono altri 200 più piccoli che rappresentano gli Stati federati, le varie Nazioni ospitate e le aziende private. Infine c’è, modernità assoluta, il padiglione delle Donne che vuole  evidenziare e valorizzare il ruolo importante della donna nella società dell’epoca.

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Il padiglione centrale è il più grande e funziona come introduzione alla visita, il secondo in grandezza è l’edificio che ospita i macchinari, tra questi il Corliss Centennial Steam Engine, il gran motore, una delle meraviglie dell’esposizione, un motore a vapore alto 70 piedi, pesante 700 tonnellate con 1600 cavalli di potenza il cui unico scopo è quello di mettere in moto i congegni meccanici in esposizione.

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Il grande motore

Ma il padiglione più bello è senz’altro quello dell’arte: su una parete di 75mila piedi sono esposti dipinti provenienti da tanti paesi e in un’area di 20mila piedi sono raccolte le opere di scultura.

 E’ l’unico edificio tuttora in funzione; dopo l’Esposizione è rimasto aperto come Museo d’arte, attualmente ospita il Please Touch Museum che, attraverso mostre interattive, si occupa dell’educazione infantile, in particolare dell’apprendimento attraverso il gioco.

Tra i mille argomenti trattati nelle dispense Sonzogno, da cui siamo partiti, uno ci sembra particolarmente interessante, ma anche divertente, per noi uomini e donne del XXI secolo: quello delle nuove, per l’epoca, invenzioni.

Siamo verso la fine del 1800, l’era industriale è già iniziata, lo sviluppo della ricerca e della tecnica ha cominciato a dare i suoi risultati; è tutto un susseguirsi esaltante di scoperte e invenzioni. Alcune, in particolari, colpiscono i visitatori dell’Esposizione e noi non possiamo non citarle perché rappresentano dei punti focali nello sviluppo del progresso moderno. Parliamo del telefono di Bell, del telegrafo di Edison, della macchina da scrivere di Remington, della dinamo elettrica, precursore della torcia elettrica, ed anche del più banale, ma non meno apprezzato, ketchup inventato da Henry John Heinz. E’ senz’altro curioso leggere gli articoli che riguardano queste invenzioni che allora hanno destato tanto stupore a ammirazione. Stupore e ammirazione che ora a noi, individui supertecnologici, sembrano un po’ infantili e le parole enfatiche che le descrivono ci fanno sorridere.

Si parla della macchina da scrivere:

“…l’apparecchio è composto di due parti: un carro cilindrico che porta la carta e avanza … d’un passo uguale alla larghezza di un carattere, ogni volta che si tratta di far comparire una lettera; e la seconda parte, che è destinata a far muovere i tipi. Il carro, giunto alla fine della lunghezza di una linea, fa suonare un campanello, che avverte il lavorante, il quale ripone il carro nella sua primitiva posizione…facendo fare un moto di rotazione eguale alla larghezza d’una interlinea…”La seconda parte dell’apparecchio è una tastiera, i cui tasti, schierati su quattro linee di profondità, fanno muovere, con un meccanismo di leve e molle, alcuni martelli…Ognuno di questi martelli porta alla sua estremità….un tipo, che presenta una delle lettere dell’alfabeto in majuscoletto, ovvero un segno ortografico o numerico. Allorquando è colpito un tasto, si alza tosto il martello… Un urto si esercita sopra un nastro perennemente tinto d’inchiostro, che procede sotto i martelli od il carro sul quale è la carta, e v’imprime così la lettera che presenta il martello…”

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E ancora:

“…Se…si pone sul cilindro del carro una serie di fogli…,separati da fogli di carta nera da calco, l’urto dei caratteri portati dai martelli sarà abbastanza potente…per fare scrivere la lettera su ciascuno di questi fogli. Si possono dunque avere a un tempo cinque, sei…copie della stessa scrittura.”

  3 comments for “L’Esposizione Universale di Filadelfia del 1876: una storia anche italiana

  1. 6 aprile 2020 alle 2:18

    Che bel posto! Dovrò tornare e approfondire. Ciao 🙂

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