Chateaubriand, un ambasciatore “romantico” a Roma

C’ è un libro sullo scaffale che spicca per le sue dimensioni. Ma la grandezza non è l’unica particolarità per cui si distingue. Dentro una custodia di pesante cartone, d’un avorio ingiallito dal tempo, in una sovracopertina di cartoncino sono contenuti 220 fogli in 4° (32×25 cm.) non cuciti, stampati su una spessa carta a mano della cartiera Lana di Strasburgo (un’antica cartiera sorta nel 1590 nella zona dei Vosgi).

L’Ambassade de Rome

Si tratta di “ L’ambassade de Rome” libro pubblicato, in edizione limitata, a Parigi nel 1949 dall’ editore La Tradition, illustrato dall’artista francese C.P.Josso con 30 pregevoli incisioni a bulino, tanto belle che starebbero bene incorniciate…se non fosse un grave delitto smembrare un simile capolavoro.

L’ autore di questo libro particolare è lo scrittore, uomo politico e diplomatico francese Francois René de Chateaubriand, il fondatore del romanticismo letterario francese, il quale nel 1828 è nominato Ambasciatore di Francia a Roma.

Il libro raccoglie le pagine del diario scritto dall’autore durante il suo soggiorno nella Città Eterna, con la descrizione dell’ambiente naturale e sociale e delle sue passeggiate, alcune lettere per lo più indirizzate a Madame Juliette Récamier, amica ed amante, e i tanti dispacci di lavoro inviati a Parigi al Ministero degli Esteri con informazioni sulla politica del Vaticano.

Chateaubriand e l’Italia

Per Chateaubriand questo non è il primo soggiorno in Italia. C’era già stato una prima volta nel 1803 quando, Napoleone al potere, era stato inviato a Roma come segretario di legazione presso l’ambasciata francese. 

All’epoca il giovane aveva trentacinque anni e, pur avendo un animo malinconico, nutriva ambizioni politiche ed aveva già raggiunto un certo successo letterario.

L’ incontro con il nostro Paese fu una fonte di ispirazione molto importante per la sua formazione culturale. Fu proprio durante questo primo soggiorno che lo scrittore concepì l’idea di una biografia, quelle “Memorie d’oltretomba” che saranno scritte molto più tardi, raccoglieranno trent’anni di vita dello scrittore e saranno pubblicate nel 1848. 

Il giovane fu molto colpito dai paesaggi, dalle bellezze naturali, dai monumenti, dalle testimonianze dell’antichità e dall’arte e, dato che l’Italia, e Roma soprattutto, era all’epoca uno degli itinerari prediletti dagli intellettuali che compivano il Grand Tour, ebbe anche modo di conoscere molti di questi uomini di cultura ed artisti italiani ed europei.

Diari e lettere di questo periodo furono poi pubblicati nel 1827 con il titolo “Voyage en Italie”: accanto a pagine che riportano note e frettolosi appunti presi e non rielaborati, ci sono pagine di grande bellezza stilistica e slancio lirico che descrivono il paesaggio della campagna laziale, le suggestive passeggiate romane sotto la luna o la vista del Colosseo ammantato di neve, ma anche esperienze avventurose come la discesa nel cratere del Vesuvio, mentre le visite ai musei e ai siti archeologici inducono lo scrittore a meditare sul destino dell’uomo e la caducità delle cose.

<< Dalla cima della Trinità del Monte, i campanili e gli edifici distanti sembrano schizzi cancellati di un pittore…. Place Colonne: colonna Antonine semi-illuminata. Pantheon: la sua bellezza al chiaro di luna. Colosseo: la sua imponenza e il suo silenzio. San Pietro: effetto della luna sulla sua cupola, sul Vaticano, sull’obelisco, sulle due fontane, sul colonnato circolare.Una giovane donna chiede l’elemosina: la testa è avvolta nella sottoveste rialzata; la poverina sembra una madonna: ha scelto bene l’ora e il luogo. Se fossi Raffaello, farei un dipinto… >>

In quella occasione rimase a Roma un anno, quindi tornò a Parigi e proseguì poi la sua carriera politica e diplomatica ottenendo diversi incarichi, mentre al potere i Borbone con Luigi VIII succedevano a Napoleone, sconfitto ed esiliato definitivamente a Sant’Elena. 

Chateaubriand, seguendo le alterne vicende della politica francese, fu nominato Pari di Francia, Ambasciatore a Londra e a Berlino, plenipotenziario al Congresso di Verona e Ministro degli Esteri con il governo di de Villèle.

L’Ambasciata francese a Roma

Nell’ottobre del 1828 è di nuovo a Roma, questa volta come Ambasciatore di Francia.

Ed eccolo dunque partire da Parigi il 14 settembre: contento di tornare in Italia, paese che aveva suscitato in lui tante sensazioni piacevoli, ma non altrettanto contento di portare con sé la moglie. Ha dovuto accettare di farsi accompagnare da lei per, chiamiamole, esigenze di servizio. L’ambiente religioso e gli incarichi che lo attendono a Roma gli impongono di avere accanto la consorte. Ma i loro rapporti non sono buoni: il loro è un matrimonio combinato e, anche se non si separeranno mai, lo scrittore avrà numerose amanti, una in particolare, quella Juliette Récamier a cui rimarrà legato per tutta la vita.

A Roma inizia subito la sua vita ufficiale.

L’incontro con Leone XII, lo colpisce profondamente. Sua Santità lo riceve con molta semplicità, non vuole neppure che l’ambasciatore si inginocchi davanti a lui, lo prende per mano e lo accompagna alla sua sedia. Il Papa è vestito senza sfarzo e il locale è disadorno; il suo stile di vita è molto frugale, si dice che mangi pochissimo ed è risaputo che le sue condizioni di salute sono precarie.

Madame Juliette Recamier

Nei giorni seguenti Chateaubriand fa conoscenza con il personale della sua Ambasciata e con quello della Santa Sede. Incontra anche diplomatici delle altre legazioni e personaggi della società romana. Soprattutto è attirato dall’ambiente artistico.

<< Io vorrei essere un artista, -scrive- la solitudine, l’indipendenza, il sole tra le rovine e i capolavori mi converrebbero…>>

A Madame Récamier descrive le sue passeggiate tra le rovine e racconta come la città è cambiata dall’epoca del suo primo soggiorno.Ma ha anche parole di nostalgia e sogna di essere accanto a lei: 

<< …io mi trovavo trasportato nella vostra piccola stanza, vedevo la vostra arpa, il vostro piano…voi mi suonavate la mia aria preferita… ed io ero a Roma, lontano da voi! Quattrocento leghe e le Alpi ci separano. >>    

Agli inizi di febbraio improvvisamente le condizioni di salute di Leone XII si aggravano e il 10 febbraio muore.

Incisione di C.P. Josso 1949

Il Papa è spirato”.  Chateaubriand invia immediatamente un dispaccio a Parigi e, da quel momento, le comunicazioni con il Ministero degli Affari Esteri francese si intrecciano a ritmo frenetico.

“…i piaceri di Roma sono finiti, cominciano gli affari…” Scrive all’amica Juliette.

Tutta la corrispondenza e le pagine di diario di questo periodo sono incentrate su ciò che sta avvenendo in Vaticano. Lo scrittore dà spazio anche ad una piccola storia di questa Istituzione millenaria, dalla sua origine con San Pietro, vescovo di Roma. Ne illustra la politica e gli intrighi, descrive i riti legati alle solenni esequie e come si svolge il conclave per l’elezione del nuovo Pontefice. A questo proposito si sofferma sugli intrighi e le manovre nascoste messe in atto dai vari Stati per mezzo dei loro Ambasciatori e dei Cardinali.

In un dispaccio lamenta che Parigi non gli ha ancora inviato le istruzioni per i Cardinali francesi giunti a Roma e in un altro afferma addirittura che mai come ora si è sentito “inquieto”. Lui che nella sua vita politica ha avuto diversi incarichi delicati, è stato Ambasciatore a Londra, Ministro degli Esteri, ha gestito con successo la spinosa questione della guerra di Spagna, ora è preoccupato perché si trova in una

“…posizione attuale in mezzo ad ogni genere di intrighi….non ho denaro da dare, né posti di potere da promettere”.

Tutto comunque va per il meglio e il 31 marzo Chateaubriand può scrivere a Madame Récamier: 

Incisione C.P. Josso – 1949

<< VittoriaIo ho uno dei Papi che avevo messo sulla lista: è Castiglioni, il Cardinale stesso che io ho portato in Vaticano nel 1823 quando ero Ministro deli Esteri. Castiglioni è un moderato e devoto alla Francia: è un trionfo completo. >>

Il nuovo Papa dunque, Pio VIII, è ben visto dal governo francese, ma non altrettanto il nuovo Segretario di Stato, il Cardinale Albani la cui simpatia nei confronti dell’Austria e i suoi legami con Metternich sono ben noti.

Lo scrittore pensa persino che questa nomina sia stata voluta proprio per controbilanciare le simpatie di Pio VIII per la Francia.

Nel mese di aprile molti dispacci intercorrono ancora tra l’Ambasciata e il Ministero degli Esteri francese.

Chateaubriand invia a Parigi il resoconto segreto del conclave, che eccezionalmente è riuscito ad avere, e di questo è molto orgoglioso, ma da Parigi arrivano parole “dure” che egli non ritiene di meritare. Niente avrebbe potuto fare per impedire la nomina di Albani.

Amareggiato lo scrittore chiede di tornare in Francia per un periodo di congedo. A Roma, dopo tutte le cerimonie e gli adempimenti pubblici conseguenti all’ insediamento del nuovo Papa la vita ha ripreso i suoi ritmi normali.

In una lunga lettera spedita il 14 maggio a Madame Récamier Chateaubriand scrive:

Io sto per lasciare Roma, e io spero di tornarvi. Io l’amo di una nuova passione, questa Roma così triste e così bella..”

Segue una lunga pagina di alto valore letterario nella quale rievoca e descrive i luoghi della città che ha visitato durante le sue “romantiche” passeggiate nelle belle giornate primaverili, odorose di fiori e accompagnate dal canto degli uccelli, o nelle suggestive notti al chiaro di luna. 

Io percorro spesso il giro delle mura di Roma a piedi: percorrendo questo cammino di ronda, io leggo la storia della regina dell’universo pagano e cristiano scritta nelle costruzioni, le architetture e gli anni diversi di queste mura.”

Ma Chateaubriand non tornerà a Roma. 

Ad agosto il governo del liberale Martignac cade e il Re Carlo X affida l’incarico di formare il nuovo governo all’ultrarealista e antiliberale Polignac. Questo fatto induce lo scrittore a dare le dimissioni dalla carica di Ambasciatore. Un anno dopo abbandonerà definitivamente la politica.

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